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Spam & Sound Ensemble – S/T(Retroazione/Tannen, 2013)

Ivan Antonio Rossi è fonico e produttore di comprovata esperienza, attivo coi nomi più disparati, dai Pooh agli Zen Circus, dai Virginiana Miller ai Bachi Da Pietra. Proprio Dorella e Succi lo aiutano in questo progetto musicale piuttosto eclettico, in cui Rossi può mettere a frutto anni di esperienza ad alto livello cimentandosi con scrittura e arrangiamenti, oltre che con le mansioni che gli sono proprie.
Non di rado album di questo tipo si rivelano minestroni indigesti in cui l’ideatore fa sfoggio di amicizie altolocate che sfilano, mettendo in scena sé stesse, in brani senza capo né coda. Grazie a Dio non è questo il caso, innanzitutto perché il gruppo di lavoro è ben collaudato e si serve di pochi, selezionati ospiti (Marina Mulopulos, Beppe Scardino, Tommaso Fiori e i Vonneumann al completo), poi perché alla base c’è un concept forte, che si dipana lungo undici composizioni: insomma, Spam & Sound Ensemble è una band vera che mette insieme un album vero. L’idea di partenza era quella di tradurre in musica il concetto di non-luogo e comporre testi partendo da posta spam che i tre musicisti si sono scambiati nel tempo, ma l’impressione è che il risultato vada ben oltre le originali intenzioni. Potrebbe apparire poco rispettoso nei confronti di Rossi leggere il tutto nel solco dell’esperienza dei Bachi Da Pietra, ma mi sembra proprio questo il necessario punto di partenza, anche tenendo conto che è lui l’artefice del suono di un capolavoro come Tarlo Terzo, una sorta di membro aggiunto che qui sancisce il suo ingresso ufficiale nel sodalizio, sbilanciandolo e facendone mutare conseguentemente la ragione sociale. La sua opera si innesta nel DNA dell’insetto, modificandolo e dando vita a una metamorfosi alternativa e per certi versi ancor più radicale, di quella vista con Quintale. Cambia ovviamente anche il suono, che se in alcune occasioni può essere visto come una rivisitazione in chiave dark-trip-hop dei primi lavori del duo Succi/Dorella (Nel Basso, Un Pezzo D’Intestino) è in genere più dinamico e pieno, col suo sporcarsi di elettronica e field recordings, perfetto per descrivere gli scenari in cui la storia si volge (perché c’è una storia): Ballo Del Macello è dance violenta e rabbiosa, Anna Maria Alexander è un funk crooneristico dove Succi fa il verso a Isaac Hayes, 1024 Pills sembra un frammento del Conet Project, mentre in padreperchèmihaiabbandonato i Vonneumann si divertono a creare un brano assemblando campioni rubati negli altri. E questo è il sound, molto vario ma a tinte sempre piuttosto noir. Ancora più intricato è il discorso dello spam. Lo dicevo sopra, c’è una storia e il mondo è il non-luogo che le fa da sfondo: un filo sotterraneo lega tutte le composizioni del disco, un filo narrativo che segue una logica che va decifrata. Un militare americano di stanza in Afghanistan scrive una email per acquistare una proprietà, delle auto -veri feticci Ballardiani- che si inseguono e saltano in aria,  nomi che ci vengono dati come indizi, facciamo la conoscenza di qualcuno o qualcosa che viene dal passato ma conosce il futuro, ascoltiamo garbate ma pressanti richiese di denaro, sentiamo un uomo che ordina cose secondo un numero progressivo, registriamo la cover di Ghost Rider dei Suicide. Potrebbero essere elementi di un romanzo di Don De Lillo, invece sono parti di un disco che non vi basterà leggere, pardon, ascoltare una volta per capire e inserire ogni tassello al posto giusto.

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