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Smallgang – San (Damnably, 2014)

Alla seconda prova il trio londinese Smallgang, formato dai fratelli Kobayashi e dal batterista Matt Atkins, colpisce per semplicità nel guardare prevalentemente oltreoceano verso i suoni della musica indipendente dei primi anni novanta. Un po’ come tutte le uscite Damnably, direte voi. Nei momenti più riusciti la band riesce a coniugare la delicatezza impalpabile e il noise trattenuto dei Seam (Dust) con un basso pulsante che ricorda i fratellini sfortunati dei Buffalo Tom, ovvero i Cold Water Flat, scomparsi ormai credo nella memoria (a meno che Damnably non li recuperi, appunto). Alla fine della fiera, gira e rigira, si cade sempre lì, ovvero ai Sonic Youth più melodici e meno spigolosi (Precursor). Se la sezione ritmica  ha dei giri niente male, compresa una registrazione da elogio per resa e pulizia, a penalizzare tutto ci pensa la voce, non particolarmente convincente per il genere. All’epoca questo lavoro poteva benissimo essere catalogato nello schema mentale tra le uscite Fort Apache: categoria band emergenti. Oggi farei sicuramente più fatica, nonostante sia cresciuto con questi suoni, a trovarci dentro qualcosa di davvero personale e ispirato (a parte il brano Cards e gli altri citati sopra). Molte le collaborazioni qui dentro, una su tutte la labelmate R. Toneda (Shonen Knife).

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