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Sad Cambodia – First Metheoretical Bullettin (Sincope/Under My Bed, 2017)

La strana coppia: Massimo Onza, musicista nei panni di Wound e boss della Sincope insieme a Stefano Santabarbara, boss della Under My Bed e musicista come My Dear Killer; ognuno porta in dote l’armamentario che utilizza nei rispettivi progetti – il primo effetti, loop e synth, il secondo nastri e chitarra acustica (ma lascia a casa la voce) – per dare vita a questo progetto dal nome curiosamente esotico. First Metheoretical Bullettin è una cassetta che, uno per lato, ospita due brani di circa 15 minuti evidentemente imparentati dal mood e dalla tipologia di suoni, ma piuttosto diversi nella forma. In Metheoretical Bulletin I. Theory chitarra ed elettronica convivono senza arrivare a fondersi mai completamente e l’elemento fondamentale sembra essere l’unità di spazio e tempo data dal nastro su cui la musica è incisa. In una tale dissociazione l’ascolto  diventa un’esperienza straniante, specie se ci si concentra sulle malinconiche melodie della chitarra, spesso sommerse e brutalizzate dal rumore analogico; spesso ma non sempre e in questi momenti quelle che sembrano gerarchie consolidate vengono messe in discussione con ulteriore effetto destabilizzante sull’ascoltatore. A seconda dei vostri gusti e del vostro umore potrà sembrarvi un incompromissorio esperimento di alternanza melodia-rumore o la banale registrazione di un chitarrista che suona sul divano del soggiorno mentre qualcuno gli mette a soqquadro l’appartamento. Sull’altro lato Metheoretical Bulletin II. Field Report #1 è decisamente più equilibrato, verrebbe da dire più maturo e compiuto: sei corde ed effetti lavorano di concerto senza che il rumore sia mai esagerato, la melodia è intelligibile per tutto il tempo e il risultato è un brano poetico e godibilissimo. Difficile dare un giudizio definitivo al cospetto di un’opera prima, oltretutto di così breve durata: può darsi che i due pezzi siano due aspetti inscindibile di ciò che è Sad Cambodia così come potrebbero rappresentare già ora un bivio dove l’intraprendere una strada esclude l’altra (noi, va detto, propenderemmo per quella del chitarrista con la casa sottosopra). Quel che appare chiaro è che il sodalizio funziona e dimostra, pur nella limitatezza degli elementi in gioco, di avere buone frecce nel proprio arco.

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