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Montauk – S/T (Autoprodotto, 2013)

Con un nome che richiama l’oltreoceano (vi basterà cercarlo su google per scoprire come ho fatto io le tante cose a cui corrisponde), i Montauk vengono da Bologna e dichiarano subito la musica che fanno, senza nemmeno lasciarci il tempo di indovinarlo: postcore, slowcore, indierock, punk e cantautore. Così si presentano sulla rete nei vari siti dove mettono la loro musica autoprodotta, che non è niente male. Gli otto brani di questo esordio entrano nella testa, alcuni subito e altri piano piano, fino a farvi apprezzare il disco per quello che è: un disco energico, melodico e tirato con nel cuore le musiche di Washington DC di fine novanta. Chitarre, basso e batteria suonano in modo egregio e senza sbavature, i testi in italiano (punto in cui per quanto mi riguarda la maggior parte dei gruppi si gioca tutto e spesso perde) sono narrativi, diretti e ben congegnati, con una voce cantata/urlata con un goccio di effetto sopra che non guasta. I riferimenti tutti italiani che mi vengono in mente dal recente passato sono i Blueprint, i Red Worms’ Farm e certi Massimo Volume: seppure trattandosi di band diverse trovo affinità nei suoni (e nella qualità) con i contemporanei Modotti. Un gran bell’esordio, speriamo di vederli e sentirli presto con altra musica, intanto consumo la mia copia sullo stereo.

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