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Joan And The Sailors – Home Storm (Little Jig, 2013)

Leggendo la press sheet mi sono fatto traviare e ho subito pensato che il (secondo) lavoro della formazione svizzera Joan And The Storm – dedita ad un art pop con cantato poliglotta (inglese, francese e spagnolo: ci fosse stato il tedesco, loro lingua madre presumo, facevamo proprio tutti i Cantoni) – fosse una cosa alquanto indigeribile e ambiziosa, da cui stare alla larga. Invece già la la prima traccia mette alla luce indiscusse qualità, chitarre pulite, giri narcolettici e ottimo indie rock scuola Van Pelt con una voce femminile (quella di Joan Seiler) ispiratissima, che segue le tessiture ritmiche dei brani come un’onda. Detta così a qualcuno verranno in mente anche i Life Without Buildings.
Qui però il cantato è cantato e la voce ricorda spesso quella di Dolores dei Cranberries, volendo proprio trovare un paragone mainstream. Anche se con debite differenze quindi, in alcune tracce, apprezzeranno quelli che non hanno dimenticato il gruppo scozzese negli anni dell’università. I toni sono agrodolci se non proprio malinconici, gli arpeggi di chitarra tra il narcolettico e l’ipnotico e portano ad un ascolto gradevolissimo, in cui si mescolano i generi e le lingue senza cambiare la formula e l’approccio scheletrico dei suoni. Tutto segno di una personalità decisa difficilmente inquadrabile e sì, anche sperimentale, pure se fatto con suoni e melodie tutt’altro che innovative e/o ostiche, anzi forse un attimino legate agli stilemi degli anni zero. Se l’Austria ha avuto i Valina qualcosina da dire in Svizzera ce l’hanno anche i Joan Seiler/Sailors.

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