Ground Unicorn Horn – S/T (Three.One.G, 2007)

Piccoli oggettini e deformazioni fisiche. Ossa inesistenti e problemi di dieta. Temporanei divertissement di annoiati e insofferenti capipopolo. Tutto quello che avreste sempre voluto sentire di una etichetta, condensato in quattro minuti e qualche secondo. Tutto questo è Ground Unicorn Horn, l'ultima trovata del boss della Three.One.G che, temo, finirà per essere ricordato più per la sua comparsata al Jerry Springer Show che non per l'alto tasso culturale della sua proposta musicale. E pare proprio un riassuntino in chiave 7" questo oggettino così chiuso nei suoi clichè: sfondo nero, testi scritti con un font che sembrano incisi, foto della band al negativo e immagini di braccia rotte con evidenti malformazioni e cicatrici (molto probabilmente semplicemente photoshoppate). Ennesimo parto di Justin Pearson, bassista dei Locust qui alla voce, che insieme a Charles Rowell, il chitarrista dei The Plot To Blow Up The Eiffel Tower, e a Chris Hathwell, batterista dei Moving Units, ha tirato su questo supergruppo con Amy Szychowski al basso a chiudere la formazione. Cosa ci si trova di fronte? Uno smandrappato e ripulito attacco sonico in puro San Diego Style. Si, proprio quello delle cinture con le borchie, due file perchè uno fa culattone e tre metallaro. Due pezzi che rimangono più per i loro titoli, Damn I Wish I Was Fat e Someone Better SuKK This Thing, che non per la linearità delle strutture o per il songwriting cristallizzato più che cristallino. Con questa formazione, pare, non hanno più fatto nulla: vediamo se il futuro ci riserva qualche evoluzione o se è stato solo perchè aveva da far uscire qualcosa e non sapeva cosa pubblicare per la sua 31G. Niente più niente meno di quello che vi aspettereste da un singolo del genere. Che ormai tutto questo annacquato grind'n'roll con voce a pitch inudibili stia raschiando la maniera?

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