Current 93 – Aleph At The Hallucinatory Mountain (Durtro, 2009)

Riprende il largo la nave dei folli di David Tibet e dopo aver veleggiato, col precedente Black Ships Ate The Sky, incontro a visioni dell’apocalisse, fa rotta stavolta verso la Montagna Allucinatoria a visitare il patriarca antidiluviano Adamo e la sua progenia. Della ciurma fanno parte, oltre ai consueti nani, ballerine, puttane e transessuali, l’esperto timoniere Steven Stapleton e lo scemo del villaggio Andrew W. K., new entry. La compagnia ideale per questo tipo di viaggio. Abbandonata la coralità e i toni prevalentemente soffusi che caratterizzavano il capitolo precedente, Aleph At The Hallucinatory Mountain è giocato sul contrasto fra il consueto folk, dominato dal violoncello e dall’elettronica e un piglio più rock portato dalla muscolosa batteria e dalle chitarre, che corrono spesso sottotraccia e poi eruttano in stridor di amplificatori e riff tagliati con l’accetta. Proprio questi ultimi marchiano a fuoco l’album, in assoluto il più elettrico nella carriera del gruppo, prova che le recenti, cattive frequentazioni di Tibet (Om, Æthenor,…) hanno lasciato il segno. Al giorno d’oggi solo alla corte (dei miracoli) dei Current 93 un simile schitarrare, in bilico fra gli anni ’70 più cafoni e una spigolosa freakeria, può trovare ospitalità senza risultare imbarazzante. Su tutto, insensibile alla natura dell’accompagnamento, si erge l’incedere cantilenante della voce del leader, che ci guida lungo questa Genesi rivisitata, salvo per la conclusiva As Real As Rainbows, affidata all’ugola di Sasha Gray, che per una volta usa la bocca per cantare (battutaccia scontata, ma non potevo esimermi…). Resta , Aleph At The Hallucinatory Mountain, un album piuttosto disomogeneo, che fatica a mantenere l’equilibrio fra le varie parti che oramai compongono il circo freak dei Current 93, ma ha almeno il merito di dare espressione, quasi democraticamente, ad ognuna di queste  anime. Un lavoro di transizione, in attesa di approdare presso chissà quale nuovo territorio.

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