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Convocation – Scars Across (Everlasting Spew, 2018)

Dalla perfida FInlandia i Convocation giungono fino a noi strisciando metaforicamente sui gomiti. Infatti l’incalzare dei finnici  è subdolo, mellifluo e a tratti imprevedibile. Uno strano death al rallentatore che grazie alle strazianti aperture e accelerazioni mai può considerarsi totalmente doom. Come se osservando il paesaggio dal finestrino di un treno diretto verso l’inferno ci balenassero davanti bizzarri cori ed echi che si fanno spazio nel magma bollente che la band ci rovescia copiosamente davanti. Come appena accennato, la melodia non viene mai negata, ma al contrario alleggerisce e cura il doloroso incedere dei pezzi che come furie elementari non fanno prigionieri, anzi ipnotizzando e lasciando inebetiti. Una band molto interessante da non perdere di vista. Peccato Hyeronimus Bosch non abbia avuto modo di goderseli quanto noi. Quattro pezzi di oltre dieci minuti, tutti rappresentativi della medesima stagione: indovinate quale.

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