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Atomic Paracelze – Atomic Love (Invaders, 2011)

Invecchiando si dovrebbe diventare più o meno intolleranti? No, perché io lo sto diventando meno e non so se sia un bene. Me ne rendo conto ascoltando dischi come questo degli svizzeri Atomic Paracelze, che fino a qualche tempo fa avrei cestinato senza remore alla seconda canzone. Sbagliando, lo ammetto, almeno parzialmente.
Album così o li si ama, o li si odia. Per quel che mi riguarda, lo odio per un buon 70%, con quel suo essere in massima parte composto dal solito math cinetico e gratuito, che nasconde dietro all'ironia l'incapacità di ordinare e sintetizzare i disparati materiali che fanno parte del bagaglio dei musicisti. È il caso dei primi due pezzi, all'insegna di un suono ipertrofico e irritante, un po' prog, uno po' Battles ultima maniera, ma fatti male, o degli arrangiamenti pacchianissimi di Batcave, o ancora dei vocalizzi di On The Right Side Of The Day che evocano i terribili System Of A Down. Eppure quando il gruppo decide di fare sul serio riesce davvero a far male, come in Gargoyle Quest, ipotetica colonna sonora per un remake di Bullit ambientato nel XXII secolo, un pezzo teso e essenziale, senza cedimenti, come in questi ambiti se ne sentono di rado e che riscatta molto di quello sentito in precedenza. Anche la chiusura è positiva, con gli oltre otto minuti di Caged, ottimo compendio di tutto ciò che troviamo nel disco, finalmente ordinato e ripulito degli eccessi e con un tocco metallaro che non guasta. Atomic Love è un album che sta insieme con lo sputo, ma che sa regalare qualche soddisfazione: speriamo che i germogli di quanto di buono si sente, non vengano soffocati dalla solita gramigna math.

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