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Alley – 17 (New Model/Niafunken, 2018)

Sebbene le session di scrittura e registrazione dell’esordio di Alley, al secolo il musicista e produttore padovano Daniele Bogon, si siano concentrate in un tempo piuttosto breve, da aprile a giugno del 2017, il materiale che confluisce in 17 è stato raccolto in anni di viaggi e sperimentazioni e cerca qui la sua sintesi. Con l’aiuto di synth, archi, field recordings e soprattutto pianoforte, che marca alcuni dei mometi più significativi, l’autore dà forma a paesaggi sonori variegati, vere musiche alla ricerca di immagini a cui associarsi: se per chi ha creato i pezzi i riferimenti dovrebbero essere chiari, la sfida è rendere l’immaginario comprensibile anche all’ascoltatore. Sempre tenendo conto dell’incidenza della soggettività e del momento nella fruizione di musica del genere, mi sembrano particolarmente riuscite le atmosfere autunnali di Piano Song #177, la brulicante e narativa Airport e la cameristica Wolverine, per violoncello ed elettronica; altrove il discorso si fa meno incisivo, come per l’ambient sintetico leggermente sporcato dall’elettronica di En Nihilo e Ambient #4 che galleggiano in una certa vacuità. I momenti più felici sono tuttavia quelli dove il musicista si allontana dal classico soundsacape per confrontarsi con l’enfasi ritmica di Insectx,cinematica e futuristica, e il pianismo frammentato di Batman Is Bruce Wayne, dal moderno sapore contemporaneo. Nel mazzo di Alley sembrano esserci diverse buone carte, a lui la responsabilità di giocarle bene.

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