Wojaz – Hengienmaa (Future Lunch, 2017)

Hengienmaa di Wojaz, one man band finlandese qui alla terza prova, ci è arrivato per tramite di Paolo Monti/The Star Pillow proprio nei giorni in cui si lavorava alla recensione del suo Invisible Summer e già da un primo, veloce ascolto erano emerse analogie con quanto scritto riguardo a quel disco:  ancora una volta siamo al cospetto di musica per meditare, guardarsi intorno (e dentro) con gli occhi dello spirito e torna l’idea, evidenziata anche nella presentazione sul sito dell’etichetta, di connettere respiro e suono per riuscire a immergersi totalmente nel flusso. Le similitudini si fermano tuttavia qui perché il discorso musicale, pur accostabile, è piuttosto differente essendo la musica di Wojaz maggiormente incentrata su un’elettronica dilata che si sviluppa in due lunghi brani. 17 – il titolo indica la durata approssimata in minuti –  è composto da melodie che si ripetono ipnotiche e droni profondi e va crescendo d’intensità, con l’atmosfera si fa più tesa e quasi cupa sul finale. Saiva Olmah è decisamente più lungo, oltre 37 minuti,  e può sfoggiare maggior varietà e riferimenti: da coltri di synth vibranti che richiamano le escursioni psico-spaziali dei Tangerine Dream emergono voci mantriche e nenie hauntologiche, momenti che sfiorano il liturgico e  rumori concreti, mostrando nello svilupparsi del brano un afflato  spirituale che con tutta evidenza è la vera natura del progetto. In apparenza quella di Wojaz è musica la cui riuscita dipende molto dall’umore dell’ascoltatore, in realtà richiede disciplina, un ascolto ad occhi socchiusi come al cospetto di una dream machine, facendo sì che la musica si avviluppi intorno all’ascoltatore.

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