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Viarosa – Where The Killers Run (Tarnished, 2007)

Scribacchiare di musica è come registrare gruppi. Ti dà la possibilità di provare quello che le scelte che hai fatto ti hanno negato. Mi spiego: magari tu suoni quello che ti va in un certo periodo, però non disdegneresti il suonare qualcos'altro. E far partire un progetto di quel qualcos'altro è, come dire, impossibile in quel momento? Obbligarti ad ascoltare un disco in profondità, come appunto richiesto dalle due attività dell'assunto, in un breve lasso di tempo, ti porta a interiorizzare maggiormente quello che ascolti.
Proprio per questo arrivi a fare il passo che "si vorrei proprio fare un progetto simile dove però farei così e cosà". Mi capita spesso. Di solito passa tutto alla fine del disco, con un sentore di futura risoluzione (quando questo sarà risolto, quando quello sarà così, quando il mondo girerà al contrario etcetc).
Quel che mi è capitato più volte, invece, è pensare, quando avrò quarant'anni farò un gruppo country folk. Un po' Willard Grant Conspiracy, un po' Eleventh Dream Day, un po' Tarnation. Quarant'anni, quando non ti puoi più permettere le irruenze del punk senza sembrare un cretino. Le persone coinvolte nei Viarosa, ristampata a pochi mesi dal secondo album in via di stampa, mi paiono decisamente ben lanciate sulla stessa linea. Poco si sa del loro passato giovanile, abbastanza si sa del loro presente. Il violinista Josh Hillman è membro dei Willard Grant Conspiracy (guarda a caso) e il batterista è Nick Simms dei Cornershop (e qua qualcosa sul suo conto da imberbe giovinetto indisponente già possiamo iniziare a farlo). La mente è Richard Neuberg, sono basati a Londra e sono in sei. E non sono giovanissimi, come da teoria sopra esposta. I riferimenti sono quelli sopra citati tra i miei gruppi di riferimento per un ipotetico gruppo simile. E i risultati sono quelli che mi aspetteri in un caso comparabile. Voce bassa, alla Nick Cave, alla Leonard Cohen o, meglio, alla Robert Fisher. Arrangiamenti classici oscuri, nessuna sorpresa.
Bravi, ma credo che anche il Buscadero li smonterebbe come uno tra i tanti. Inglesi si, ma americani dentro: temo che non basti per trovare il nascondiglio degli assassini a cui dedicano l'album.

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