The Dutch Courage – An Antology Of Collected Wreckages (Under My Bed, 2014)

Echi di naufragi lontani. Registrato in un lasso di tempo che va dall’inverno del 1998 all’estate del 2003, An Antology Of Collected Wreckages è quello che promette il titolo. Oppure no? Più che una collezione di naufragi sembra la testimonianza di una naufragio unico, progressivo, dilatato, la cronaca di un lustro dove nulla è cambiato, se non in peggio.
Post rock, verrebbe da dire. Ci sta, se il termine si associa più a uno spirito, quello di andare oltre al rock, appunto, che non a un suono, sia esso quello degli Slint o dei Mogwai. Aderiscono al canone i suoni dilatati e la totale assenza di forma canzone, ma i crescendo non arrivano mai a esplodere e l’organico a due, monco della sezione ritmica, unito all’attitudine lo-fi e agli strumenti “impropri” o impropriamente usati (nastri, tastiere, tromboni ed effetti), testimoniano la volontà di prendere le distanze da un genere che, già ai tempi delle prime registrazioni, si era fossilizzato in schemi rigidi. Stefano Santabarbara (My Dear Killer) e Lorenzo Tubiana, come The Dutch Courage danno voce a una provincia che non si accontenta di sfogarsi col punk e col metal ma, consapevole di essere sempre e comunque fuori posto, trova nel naufragio l’unica evasione possibile. E così sono chitarre ossessive e rumorose ma mai cacofoniche, che danno forma a un suono a volte malinconico, altre scontroso che sembra raccogliere la polvere circostante e da Silent Departures alla quarta e conclusiva Over The Mast They Sail, va via via disfandosi.  Ci sono anche le parole in An Antology Of Collected Wreckages, brevi visioni che tuttavia non arrivano ad avere voce, ma rimangono sulla carta delle cartoline allegate alla bella confezione. È questo un disco che si apprezza col tempo e con gli ascolti, più facilmente se certe sensazioni da periferia della periferia dell’impero le si è vissute. In giorni in cui la parola è continuamente usata a sproposito, una testimonianza, sebbene proveniente dal passato, di disagio vero, senza compiacimento. Con l’augurio agli autori che, nel frattempo, qualcosa sia cambiato. Non in peggio.

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