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Tag Archives: steve albini

My Disco – 22/10/10 Polyester Records (Melbourne)

Difficile penetrare nei meandri della musica indipendente locale, ma per fortuna chiaccherando veniamo a sapere dal bassista dei My Disco che la sua band suonerà di lì a poco uno showcase nella city a Polyester records, negozio di punta per la musica indierock in città; nonostante ci siano date pochissime speranze per trovare posti disponibili riusciamo a farcela: compriamo quindi il "pacchetto", compreso di due ingressi e una copia nuova di pacca del nuovo Little Joy, che uscirà proprio lo stesso giorno dello showcase.

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The Hutchinson – Clan (Wallace, 2009)

Seconda prova altamente infiammabile per la macchina da guerra trentina degli Hutchinson. Groove mostruosi che fagocitano in un unico calderone i vortici di Sabot, Jesus Lizard, Therapy? e più in generale il blues/phunk stralunato della compiantissima Trance Syndicate. Certo, i punti di riferimento sono fin troppo saldi, per non dire visibili, ma scavando sotto il pelo del fango melmoso emergono sorprendemente schegge ed inaspettate proiezioni dalla blaxploitation fino ai cancelli luminescenti dei Funkadelic(!). …

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Bellini – The Precious Prize Of Gravity (Temporary Residence, 2009)

Emma Dante ripete spesso ai propri allievi di non andare a cercare fortuna a Roma perchè la città è già iper-satura di concorrenza e di ambienti che nulla hanno a che vedere con la "valigia dell'attore". Restare sul territorio quindi: seminare nel proprio orticello di periferia, coltivare un campo dove c'è terreno fertile o dove potrebbe diventarlo. Ho il rammarico di non aver affrontato direttamente l'argomento con Agostino Tilotta l'ultima volta che sono stato a Catania perchè sono certo avrebbe sviluppato interessanti riflessioni. Cosa lega del resto Steve Albini alla Sicilia verrebe da domandarsi?! Forse le ataviche origini. Io voglio credere sia l'umanità che, in fin dei conti, è l'espressione ottimistica e speranzosa della coppia Tilotta/Cacciola nei confronti della musica e credo della vita più in generale.

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Marc Urselli ovvero il fonico di John Zorn, Laurie Anderson, Lou Reed, Eric Clapton…

Negli ultimi anni è apparso con sempre maggiore evidenza quanto sia importane il ruolo del fonico per la riuscita di un buon disco, così anche i non addetti ai lavori pian piano hanno iniziato a riconoscere e ricordare i nomi di Steve Albini, Steve Austin, Bob Weston, Jim O'Rurke, Jack Endino (spesso anche in virtù della loro carriera parallela da musicisti). Anche in Italia due o tre nomi del panorama indipendente sono saltati fuori dal cilindro molto frequentemente, basti pensare a Fabio Magistrali, a David Lenci e recentemente a Giulio Favero (ed ovviamente in questa sede mi limiterò solo al panorama indipendente). In una nazione dove più di metà della popolazione è ben contenta di avere il governo che abbiamo ed in cui la fuga di cervelli è ormai all'ordine del giorno (anche il mio è scappato parecchio tempo fa e devo dire che la mia vita è migliorata di molto), accade che anche altri talenti prendano armi e bagagli e se ne vadano via così com'è successo anche a Marc.

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