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Montezuma – Di Nuovo Lontano (Dischi Dell’Apocalisse/Dicks And Decks/OnlyFuckingNoise/Mukkake, 2011)

Sarà sempre la solita questione anagrafica, ma immagino per un momento di tornare indietro un paio di lustri orsono  inneggiando con tutto l’entusiasmo giovanile a certo post rock come quello proposto dai Montezuma, inchinandomi solo per il bel nome al cospetto della divinità azteca. No, alla fine non hanno nulla che non va, tranne il fatto di suonare per orecchi (anche ben più smaliziati dei miei) un po’ troppo già sentiti e, qualche volta, di maniera. Non sono mai stato un discepolo di Isis o Pelican (di questi ultimi, ricordo solo il batterista più preso male e agitato della storia), mentre ho apprezzato per un certo periodo, e anche parecchio ammetto, le prime due uscite degli Explosions In The Sky, gruppo purtroppo bollito già da tempo. Non a caso elenco queste tre band a cui il quartetto di Pesaro sembra rifarsi in modo comunque molto credibile.

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Tago Fest – 01-03/07/11 Tago Mago (Massa)

Edizione numero sette per il Tago Fest: sarà il settimo l’anno della crisi, come recita il famoso modo di dire? Crisi no, ma certo un po’ di riflusso si fa sentire. A fronte della conferma dei soliti gruppi noti, poche fra le nuove leve lasciano il segno, preferendo adattarsi a stilemi consolidati piuttosto che rischiare qualcosa: onestamente, il quadro che si è visto desta qualche perplessità sulla qualità delle proposte circolanti nella penisola. Ciò tuttavia non toglie valore al festival, anzi, il suo essere, almeno in buona parte, specchio della situazione attuale ne fa un indispensabile strumento di lettura e valutazione sullo stato di salute della nostra musica.

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Three Steps To The Ocean – Unitl Today Becomes Yesterday (Frohike, 2009)

Da Milano alla conquista del mondo. Di quello del post-core, almeno. All'album d'esordio, dopo un EP stampato anche negli USA e una carriera live che si avvia inesorabile verso la tripla cifra, il quartetto mette in fila sei strumentali di media lunghezza e li fa masterizzare da James Plotkin, a cui la militanza nei Khanate ha finalmente dato quel po' di visibilità e (si spera) guadagni che non aveva ricevuto in passato.

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