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Person L – The Positives (Arctic Rodeo, 2009)

L'instancabile etichetta di Amburgo anche questa volta non manca il colpo, anzi espandendo le vedute e il carattere del proprio rooster. I Personal L di Filadelfia sono un power quintetto dal doppio drum kit che si destreggia in un rock a 360° dal decollo misurato e dalle pose introspettive tra Mogwai e Karate. Ma già dal quarto e quinto pezzo (Goodness Gracious, New Sensation) esplode in un rock‘n'roll sound degno dei primi Wolfmother. Certo, l'esplicito plagio di Thom Yorke nella successiva Stay Calm porta qualche dubbio e fa vacillare lo spirito della band capitanata da Kenneth Vasoli (The Starting Line).

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Life Without Buildings – Live At The Annandale Hotel (Gargle Blast, 2007)

Non credo di scomodare dio quasi mai quando ascolto musica. Ma ogni tanto da quel suo fantastico trono tra i cori degli angeli va proprio fatto alzare. Più volte ho lasciato messaggi nel webspazio, dove, si sa, dio risponde a mezzo dei nerd, chiedendo il perchè dell'averci privato troppo presto di un gruppo di questa indubbie qualità. Muoiano tutti i filistei che glorificano insulse e pretestuose, nonchè presuntuose, nullità quali nuove leve dell'indie rock internazionale. L'indie rock è morto. Perchè l'hai voluto, dio? Ma non è morto col secondo disco dei Weezer, con Lou Barlow che lascia i Dinosaur Jr, con la Sonic Youth Records o con i Superchunk prodotti da Jim O'Rourke, con Juliana Hatfield alle prese con l'anoressia o Evan Dando alle prese con se stesso. L'indierock è morto con il primo disco dei Life Without Buildings.

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Sprinzi – Ohh Ohh (Alice/Fooltribe, 2007)

Gli Sprinzi hanno un non so che di speciale: in circolazione da un po' (dieci anni circa), sono il classico gruppo di culto, ma dalle incredibili potenzialità. Si può parlare di indie nella sua quintessenza? Non so, ascoltando il nuovo lavoro sembra di avere a che fare con un diamante grezzo, immune dall'effetto myspace pur possedendo una pagina myspace. Le chitarre sono sempre al posto giusto, mai che strizzino troppo l'occhiolino qua e là, mai una sbavatura. La voce stonata sulle corde più alte, conferisce a tutto il mini-album un sapore unico, e tutti- ripeto – tutti i difetti che si potevano rilevare al primo ascolto si trasformano in virtù quando, per forza di cose, sei costretto all'heavy rotation.

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