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Rise Of The Stateless Wolf – Born Dead/Year Of The Rats (Italian Extreme Underground, 2020)

Può sembrare strano che una band che si pone sul crinale fra hardcore e thrash metal, due generi eminentemente materialisti, si faccia portavoce di profondi valori spirituali: eppure è quello che accade coi piemontesi Rise Of The Stateless Wolf, qui al passo d’esordio con una cassetta di 16 minuti licenziata dalla Italian Extreme Underground. Sento già le prime contestazioni: “e allora gli Shelter?” “e i 108?” “e i Cro-Mags?”. Le proverbiali eccezioni, inoltre qui siamo su un piano affatto diverso, niente istanze sociali o morali, niente apologia del Kali Yuga: Born Dead/Yar Of The Rats è una sentita meditazione sulla vita e sulla morte che lo spirito guerresco evocato della musica avvicina, fatte le debite proporzioni, alla Bhagavad Gītā. Tutto ciò è evidente fin dal pezzo eponimo, HC sporco e pesantissimo che, dopo un inizio sofferto, si lancia all’assalto della filosofia del vuoto evocata nelle note di copertina, mentre in Meditation Of The Immediacy Of Death, struttura simile ma suoni vicini all’industrial-metal, l’atto del meditare si trasforma in azione, segno proprio di uno spirito tutt’uno col corpo. Sull’altro lato il terzetto paga tributo ai Sepultura di Troops Of Doom (che accreditata col solo acronimo diventa, non senza una certa coerenza, T.O.D.) e sigilla il lavoro con The Clearing, death folk apocalittico che, nonostante la distanza stilistica, appare del tutto in sintonia con quanto ascoltato nell’EP, conferendo anzi ulteriore profondità al tutto nonostante il finale elettronico, questo sì abbastanza fuori tono. Con solo una manciata di brani i R.O.T.S.W. si aprono la via fra i portabandiera dell’orientalismo new age e i poser dell’Età del ferro: la musica estrema indoeuropea passa da qui.

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