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Jane & The Magik Bananas – Inscrutable Intentions (Unrock, 2020)

Dopo un lungo periodo di silenzio ritornano i Jane & The Magik Bananas, impro trio dal nome rock’n’roll formato da Sam Shalabi (chitarra elettrica) dei Land Of Kush, Karkhana, Dwarfs Of East Agouza, Michel F Cote (batteria, percussioni amplificate e feedback) e Alexandre St-Onge (basso, elettronica e voce) dei lungimiranti Kalxon Guele. Un album omonimo uscito nel 2012 e ora un secondo disco per l’attenta Unrock, a cui va il merito di dare spazio a suoni molto interessanti e per nulla scontati (vedi Karkhana e DOEA, tra gli altri). Un nuovo lavoro di improvvisazioni spiazzante, musica istantanea che pesca dal free come dall’elettroacustica, del resto i tre hanno un’inossidabile esperienza nel campo, immergendo il tutto in un’ottica nowave: tematiche colte buttate fuori con un approccio viscerale, nonostante l’evanescenza spigolosa del suono.
Così tra le dieci tracce di Inscrutable Intentions è facile perdersi nelle ottime “infinitive sessions” à la Starfuckers (Liquefaction, Moronic Destiny e Flocking Murder Mystery), o nei vortici sospesi di indolente tribalismo per chitarre striscinti all’inseguimento di un jazz lunare e disperso (Snake-Born, Jowl); o ancora negli assalti spettralisti di Fasting e nel free elettroacustico macchiato di noise di Kofi. E poi ci sono quei pezzi che prendono il groove storto dei Contortions e lo sfaldano riducendolo all’osso, come l’inziale E.M.S. o l’ottima Brigette Bardo, che sembra una session impro registrata negli studi della Kill Rock Stars.
Un disco particolare e intelligente che ti conquista in modo subdolo e ironico, tirandoti dentro a un flusso inaspettato e discordante ma articolato con notevole maestria. Molto bene.

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