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Mob – Polygon (Quatermain, 2007)

Quando mi capita di immergermi in ben due dischi provenienti dallo stesso sottobosco, mi viene da domandarmi subito quale sia il loro posto lì da loro, riportando, in maniera ignorante e poco chiara, il tutto ad una specie di schema che mi sia più familiare, come quello italiano ad esempio. Insieme ai Death By Kite, i Mob vengono da Copenhagen ed escono per l'etichetta danese Quatermain.
Sulla Danimarca, mi perdonerete, ma non so un cavolo di niente. A Copenhagen non ci sono mai stato e, a mia memoria, non ricordo altri gruppi danesi. Non saprei trovare un sodapop.danimarca e, soprattutto, non sarei poi neanche in grado di leggerlo per trovare il bandolo della matassa. Come dicevo, sono uno di quelli che amano trovare sicurezza nelle informazioni della rete. Non dico che cerco sempre dei ganci da cui partire a scrivere, ma farmi almeno un'idea del posto da cui emergono i gruppi mi pare a dir poco necessario. Non sono uno di quelli che crede che i dischi e la musica siano slegabili  dal contesto a prescindere. Ma in casi come questo, dove brancolo nel buio e i miei riferimenti non mi bastano posso solo constatare come questo ep di quattro pezzi, due da cinque minuti, uno da sette e solo uno sotto i tre, costituisca un buonprimo passo per avvicinarsi alla band. Un'introduzione di rock grintoso, dalle chitarre in primo piano per un quartetto classico, che tocca in più di una occasione le corde dei Sonic Youth del periodo grunge, prima metà dei novanta, con le code rumorose che si slabbrano fuori dai pezzi stando dietro ad una batteria metronomica e un basso fin troppo chiaramente ispirato. Nella biografia reperibile su internet si parla di un gruppo dallo status di culto per la Danimarca, e la mia già fin troppo manifesta ignoranza me li accomuna, qui da noi, ad un possibile punto di contatto tra i primi Marlene Kuntz e quei, tanti e troppi, gruppi ispirati, tanto e troppo, ai noisemeisters newyorchesi.
Un Coming Home che inizia con una Ghost Track grazie a cui, in venti minuti, par d'aver già fatto il giro della città: a volte i dischi son fin meglio delle guide turistiche.

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