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Joe Lally: Fugazi, Roma, more human than human

Strana congiunzione astrale quella che fa sì che nell'ultimo periodo siano tornati alla ribalta musicisti o gruppi che ruotano attorno al basso, dai redivivi Primus all'indomito Jah Wobble. E chi se non Joe Lally ci può aiutare a rimanere perfettamente in tema? Conosciuto come bassista dei Fugazi, in realtà quest'uomo ha firmato una serie di progetti paralleli piuttosto interessanti, dai Decahedron ai The Black Sea (in compagnia di Shelby Cinca dei Frodus), fino agli Ataxia con John Frusciante. Oltre alle collaborazioni, forse non molti sanno che Joe ha fin dal 1994 una piccola etichetta, la Tolotta Records, che  fra le poche uscite annovera nomi come Obsessed, Spirit Caravan, Dead Meadow, Sevens (con entrambi i fratelli Sullivan) e Orthlem e con cui ha coprodotto, insieme alla Dischord, il suo ultimo disco. Ammetto che inizialmente non avevo prestato la giusta attenzione al suo lavoro solista, ma mi sbagliavo, infatti, col taglio più jazzy-rock anni '70 dei pezzi maggiormente rarefatti, raggiunge livelli non molto distanti da quelli dei gruppi per cui è ricordato (basterebbe citare Recap Modotti dei Fugazi). Se anche voi fate parte di quelli che hanno pensato che l'accoppiata Joe Lally – Brendan Canty fosse così ben oliata da poter supportare qualunque musicista, forse non rimarrete stupiti dal fatto certe canzoni di Lally potrebbero funzionare anche se fossero suonate semplicemente con il basso e la voce. Dopo essersi trasferito in pianta stabile a Roma, dove vive con moglie e figlia, ci ha parlato di molte cose relative al suo passato, al presente e riguardo alla nuova line up, che fra gli altri comprende il batterista dei mai sufficientemente ricordati Brutopop.

lally_singer SODAPOP: Joe, ho sempre avuto l'impressione che il tuo background, comparato a quello degli altri membri dei Fugazi, fosse diverso. Ian, Guy e Brendan erano molto coinvolti nella scena punk, ma tu? Qual'è la tua storia musicale?
JOE: Ascoltavo i singoli dei Beatles di mia sorella maggiore ed alcune altre cose alla radio, ma quando ho compiuto nove o dieci anni l'r&b, il soul e il funk hanno attirato la mia attenzione. A dodici anni avevo già visto gli Spinner's, The O'Jay's, The Isley Brothers, i Jackson 5, e i Graham Central Station. Ascoltavo solo stazioni radio black, tutto questo mi è sempre rimasto dentro. Dai tredici ai quindici ho ingurgitato tutto l'hard rock e a sedici ho scoperto il punk e sono rimasto molto colpito dal fatto che fosse qualcosa di nuovo. Non ho iniziato a suonare il basso fino a quando non ho avuto diciotto anni. Ho visto i Devo, i B-52s e i Clash nel 1979. C'era anche il reggae, perché le radio alternative trasmettevano uno show reggae la sera. Poi ho scoperto che c'era una scena punk locale e che la gente aveva le proprie etichette. La cosa mi lasciò a bocca aperta, sognavo di abbandonare il mio lavoro e di andare a lavorare alla Dischord. A quel punto sono uscito e ho preso un basso, un ampli e una testata e ho iniziato a scrivere canzoni con un amico. Abbiamo messo insieme due gruppi che hanno fatto due show a testa. Avevo un bel lavoro con un contratto governativo (con tutti i benefici della scuola gratuita) e lo'ho lasciato per partire per due mesi come roadie dei Beefeater. Questo ha cambiato tutto, mi sono trovato un impiego come lavapiatti, ma almeno quando tornavo a casa ero felice. Non ho mai ascoltato la quantità di punk che ascoltavano gli altri Fugazi, perché loro lavoravano in un negozio di dischi ed erano informati su tutto quello che usciva. Un amico mi ha fatto ascoltare tutto quel punk '77 inglese, aveva un ampio spettro di ascolti. Mi ha portato ad un sacco di concerti punk e new wave. C'erano così tante varietà di generi musicali e a me sembrava fossero tutti parte della stessa cosa. Era pazzesco, ogni settimana scoprivi qualcosa di completamente differente. La sua apertura mentale mi ha colpito parecchio. Abitavamo nei sobborghi, così mi sono perso molto di quello che stava succedendo a Washington DC. Per esempio, siamo andati a vedere i Bad Brains in un house show nel 1979 ma non si sono presentati; in compenso quella notte Ian suonò dei pezzi con dell'altra gente. Il risultato fu che non mi sono reso conto di cosa avevo perso fino a quando non ho visto i Bad Brains un anno dopo: probabilmente una delle migliori band della terra. Così da allora ho cercato di andare a vederli ogni volta che era possibile.

SODAPOP: Penso che i Fugazi siano diventati una delle band indipendenti più famose del mondo. Se consideri anche il vostro modo di fare le cose, i vostri testi ed il fatto che Ian fosse un membro della band, vi ha dato uno status da gruppo di culto. Immagino che qualche volta sia stato pesante essere trattati come gli "ultimi difensori della causa indie".
JOE: Il punto è che quando sei dentro al gruppo, tu fai quello che decide tutto il gruppo, dallo scrivere canzoni a tutto il resto. Qualunque cosa il pubblico dica non ti tocca molto fino a che non lasci che ciò accada. A molta gente non piaci perché ha sentito il tuo nome un milione di volte. Qualcun altro pensa che tu stia facendo qualcosa di sovrumano. Ci sono buone recensioni e ce ne sono di cattive. C'è persino gente che pensa che io non abbia mai assunto droghe per il fatto di aver fatto parte di quel gruppo. Sbagliato! Così non ascolti tutte quelle cose e vai avanti con il tuo lavoro. La grande cosa dei Fugazi era che noi tutti volevamo fare la stessa cosa, ovvero dire la nostra riguardo al music business. Se il locale rende il posto dello joelally_postershow spiacevole per la gente, nel senso che non concordano con il tuo prezzo d'entrata, oppure c'è troppa security o cose del genere, tu puoi semplicemente dire no. Non abbiamo mai rimpianto le decisioni che abbiamo preso, perché rispecchiavano come ci sentivamo. Il troppo parlare delle "buone" cose che possiamo aver fatto forse ha distratto l'attenzione dalla musica stessa e la musica comunque è la parola finale.

SODAPOP: Ti ho visto due volte dal vivo (ora tre) e quella con gli Zu come backing band è stata molto bella. Allo stesso tempo, mentre guardavo il concerto, questo amico mi diceva di come la sezione ritmica avesse avuto un grande peso all'interno dei Fugazi (ed io sono d'accordo con lui). Ad ogni modo, anche se i Fugazi sono in una sorta di iato temporale (o no? Ma a chi importa…), mi domandavo se sia stato difficile rincominciare da capo con un progetto solista. (insomma: aspettative, un mondo intero con una memoria breve rispetto al passato, nuovi trend musicali che vanno e vengono in pochi secondi, etc.
JOE: Siamo in uno iato temporale perché nessuno ha mai detto di voler lasciare il gruppo. Vedi, è una cosa difficile da accettare per il pubblico che un gruppo che è apprezzata si fermi senza alcun motivo apparente. Qualche volta la vita pretende molto da noi, sono molto felice che abbiamo concesso a Brendan e a tutti noi lo spazio per avere figli e farci una vita con le nostre famiglie. Una pausa di tre anni sarebbe stato abbastanza per me, ma sono solo un quarto del gruppo. Per quanto fossi d'accordo, prendere una pausa è stata una cosa molto difficile. Ho scoperto che avevo ancora un forte desiderio di stare assieme a della gente e fare musica. L'esperienza della musica dal vivo ha veramente cambiato la mia vita, sia che io mi trovi fra il pubblico sia che stia sul palco, mi rendo conto che è qualcosa in cui voglio essere coinvolto. Quando ti serve veramente fare qualcosa per te stesso o neghi il fatto che la conseguenza di non ascoltare quest’impulso possa nuocerti e rischi, oppure cerchi semplicemente di capire come realizzarlo. Può non esserci moltissima gente che viene a vedermi suonare, ma ho suonato in quasi tutti gli stati in cui hanno suonato i Fugazi. Parte della ragione che ha reso questi viaggi possibili è il fatto che ti manca la gente che incontri. E' tutto legato al fare musica, almeno lo è per me. Qualunque cosa gli altri pensino riguardo a quello che tu fai è solo un'illusione se paragonata a quello che hai bisogno di fare. Le mode continuano a passare o nelle parole di Ian, "cool is current but it's always dated". Io ho rifiutato di essere legato a qualunque cosa la gente desiderasse dalla mia musica o a come mi classificassero e mi sono solo impegnato a scrivere pezzi.

SODAPOP: Quando ho sentito il testo di Via Nomentana, considerando che ti sei sposato a Roma, ho iniziato a pensare che tu abbia avuto un feeling speciale con quel posto. Ma ora, dopo un po' che vivi in Italia e soprattutto a Roma: cosa ne pensi e trovi che ci sia qualcosa in comune con Washington?
JOE: Beh, sono entrambe grosse città turistiche, per quanto DC sia più piccola (circa 600.000 persone). In qualche modo Roma era la Washington DC di 2.000 anni fa. Mi sento come se fossi nel futuro e nel passato allo stesso tempo. Via Nomentana riguarda il trovare l'attuale civilizzazione in qualche dimensione nel futuro. Un giornolally_whycover scaveranno quello che è rimasto di noi. Dopo anni di tour con i Fugazi ho passato più tempo lontano che a casa. Da allora non mi è mai interessato il posto in cui avrei vissuto. Dopo aver incontrato mia moglie a Roma avevo sperato che un giorno avremmo potuto vivere in Italia. Non pensavo che l'avremmo fatto così presto, ma sono felice di averlo fatto. Non posso ancora dire di conoscere la città o la sua cultura. Probabilmente mi ci vorrà tutto il resto della vita per capire davvero cosa possa significare essere nato qui.

SODAPOP: Forse è solo un'impressione, ma da molte cose che dici ho notato che hai un'intensa relazione con il passato. C'è qualcosa che rimpiangi? E come vedi il futuro? Non sto necessariamente parlando della musica.
JOE: Penso tu abbia quest’impressione solo perché abbiamo parlato del passato. Riguardo al tempo è chiaro che le cose e le scelte che ho fatto hanno dato forma al presente. Non credo di vivere nel passato e non ho mai desiderato tornare indietro, così non ho mai avuto particolari rimpianti. E' facile guardare indietro e imparare da ciò che è accaduto perché sappiamo più ora di quanto sapevamo allora. Fino a che suonare dura, pianifico dai sei agli otto mesi prima cosa fare e poi cerco di farlo. L'unico modo per avere a che fare con il futuro per me è prepararlo ora, questo vale anche per cose al di fuori della musica. Non c'è un piano A, B o C. Cerco di fare cose in cui credo e mi prendo cura della mia famiglia.

SODAPOP: Il fatto che tu stia suonando con una line-up stabile ha avuto un impatto sulle ultime registrazioni? Hai cambiato altro in termini di metodi di lavoro?
JOE: Suonare per un anno con Lele e Elisa ha aiutato veramente nel vedere con che tipo di musicisti avrei avuto a che fare in studio. Una grande differenza dai primi due album in cui non sapevo chi avrebbe registrato con me. Sebbene Lele non abbia mai avuto tempo per delle prove regolari io sapevo come suonava e per una canzone come Let It Burn pensavo al suo modo di suonare free quando l'ho scritta. Anche Elisa è una buona improvvisatrice e avevo in mente alle sue qualità quando ho scritto Philosophy For Insects. Ho costruito un background in modo che lei potesse suonare e poi siamo andati indietro e abbiamo preso le parti di chitarra che ci piacevano e le abbiamo rimesse insieme. Circa metà delle canzoni erano già state suonate live, così eravamo pronti per registrarle. In alcune altre ho registrato io la chitarra perché Elisa non aveva il tempo di provare con un batterista. Essendo questa la prima volta che ho scritto delle parti di chitarra per lally_facemolti pezzi le potevo suonare da solo. Una volta deciso di registrare a Roma con Elisa e Lele mi sono adattato all'idea di produrlo e di mixarlo da solo. Non potevo permettermi di passare troppo tempo negli Usa per provare con altra gente, provare per il disco, poi registrarlo e dopo ancora mixarlo. Così sono stato felice nel vedere che la mia idea si è realizzata, con l'aiuto di Mattia Candeloro che ha fatto il tecnico del suono. Abbiamo speso due soli giorni in studio con Lele, ma abbiamo ottenuto il meglio. E' un batterista fantastico. Elisa è una grande chitarrista, così è stato un piacere sapere che avrei lavorato con loro.

SODAPOP: Ora hai una figlia, non so se sei ancora un musicista professionista full-time, ma come fai a combinare una figlia piccola, una relazione e un gruppo?
JOE: …e vivo anche con mia suocera, così direi che sì, mantengo un equilibrio fra la mia famiglia e il mio lavoro, la maggior parte della gente ad ogni modo fa la stessa cosa. La parte difficile è riuscire a mettere giù delle idee musicali a casa. Se mia figlia è a casa da scuola, non posso sottrarle troppo le mie attenzioni. Molto di ciò che scrivo ovviamente viene composto a casa, ci lavoro quando ci riesco. Probabilmente sono un padre e un marito sbadato, ma cerco di non esserlo. Per quel che riguarda l'andare fuori città, provo a mantenere i tour sulle due settimane al massimo, occasionalmente sulle tre settimane, ma una volta ogni tot anni. Tengo a mente anche le relazioni dei miei compagni di gruppo, perché voglio che tutti siano felici alla fine di un tour.

SODAPOP: Dove ti vedi fra dieci anni? Hai mai pensato ad una vita differente da quella del musicista?
JOE: Non ne sono certo, dieci anni non sono molto tempo così penso che sarò in Italia. Tempo fa ero sulla strada di una vita diversa, lavoravo in una stanza piena di computer prendendomi cura delle stampanti, dei nastri e dei driver, qualcosa che probabilmente non si fa neanche più (Lally aveva un lavoro ben pagato come informatico della NASA -ndr-). E' stato un lavoro remunerativo e per quanto mi potesse anche consentire di accedere ad un diploma in informatica, non mi interessava e quindi lasciai. Quella è stata la mia chance per un'entrata sicura, così non credo che ricapiterà. Ho trovato altro che mi piaceva fare e ha a che fare con l'incontrare gruppi di persone e sperimentare qualcosa di condiviso che ispirasse tutti e continuerò a scrivere canzoni,joelally_antoniatricarico-5 ne sono certo.

SODAPOP: C'è qualcosa che hai desiderato raggiungere con la tua musica e che non hai ancora raggiunto? Dato che la maggioranza dei musicisti dice che l'ultimo disco è sempre il migliore, hai mai pensato di essere riuscito a raggiungere quel qualcosa che desideravi toccare con mano quando hai iniziato a suonare?
JOE: Sì, penso tu abbia ragione se ho capito che intendi, uno non raggiunge mai quello che desidera artisticamente e allo stesso tempo deve andare verso la strada per fare il lavoro in qualche modo, questa è la risposta. Ricordo i grandi dischi che amo e sento che in qualche modo devo accettare la sfida di farne uno abbastanza bello, anche se sembra impossibile.

SODAPOP: Hai cambiato line-up diverse volte sia in studio che in tour. Consideri il tuo progetto solista come aperto? Stai per fare un tour che coprirà Giappone, Sud America e States… Lele ed Elisa saranno in tour con te?
JOE: Ho iniziato con l’idea di un progetto molto aperto, principalmente perché sapevo che avrei cambiato i membri e sapevo che avrei voluto suonare prima di aver trovato una possibile band. Ho suonato con molta gente diversa e qualche volta mi sono unito ad altri gruppi per suonare i miei pezzi. Una volta che mi sono sistemato qui a Roma ho sperato di trovare qualcuno a cui piacesse la mia musica e che suonasse con me. Dopo aver incontrato Elisa sapevo che sarebbe potuto succedere. Abbiamo suonato molto con Lele ma lui non ama molto viaggiare. Dopo aver registrato l'ultimo album sapevo che avrei dovuto trovare qualcuno che potesse provare regolarmente, perché ne avevo bisogno. Dallo scorso Giugno siamo stati fortunati ad avere Fabio Cinca che si è unito a noi. Ha suonato in un gruppo chiamato Assalti Frontali che ha fatto un tour italiano con i Fugazi nel 1995. Lui ha anche suonato in un gruppo chiamato Brutopop, sono venuti negli Usa per registrare agli Inner Ear in Virginia e sono stati con me e mia moglie. Era l'unico batterista di qui che conoscevo prima di trasferirmi, ma stava ancora suonando con gli Assalti Frontali quando ci trasferimmo. Sono stato fortunato che fosse disponibile lo scorso anno quando ho iniziato a cercare qualcuno per rimpiazzare Lele. Andremo assieme in tutti i posti a questo punto, ad esclusione del Nord America (e' troppo costoso coprire la spesa per i biglietti di tutti e tre). Ora sta diventando difficile suonare senza di loro. Questo Novembre suonerò negli Usa con Ricardo Lagomasino (Many Arms) alla batteria e Alison Chesley (Helen Money) al cello, ma non so se riuscirò a farlo ancora in futuro. Per la prima volta non mi pare giusto lasciare Elisa e Fabio a casa. Come sempre continuerò a lavorare e vedere come si evolveranno le cose.

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