Joan Jordi Oliver – Transit (EndTitles, 2022)

Come onestamente confessato, per Joan Jordi Oliver ed il suo Enlaire ho avuto un vero e proprio colpo di fulmine. Ero quindi parecchio curioso di ascoltare il nuovo disco, Transit, edito dalla zurighese EndTitles (etichetta che sembra essere parecchio interessante per quel che riguarda un certo suono di ricerca trasversale e che andrò a spulciare molto attentamente nelle prossime).
Transit viene spiegato molto onestamente dalle parole dell’autore che ha riflettuto sul tempo passato in viaggio durante la stesura di questo disco. La sua registrazione è quindi un diario sonoro di quei ricordi e di quelle impressioni, un esercizio di memoria a testimonianza di questo movimento.
Un movimento, in musica, intende una sezione più che una moltitudine (come invece può essere letto il termine a livello sociale o culturale). Il transito presuppone delle tappe, delle fotografie e dei momenti, bozzetti fissati qua e la e poi ripresi. Joan Jordi Oliver sembra muoversi in questo caso in maniera più descrittiva rispetto ad Enlaire, quasi a corredo di una storia che non conosciamo ma che possiamo supporre, fatta di treni, aeroporti, scali, brevi soggiorni e comunque ricerca del particolare, del ricordo che possa fissare un ricordo ad un’esperienza. Per questo forse sentiamo a tratti un sentore di umanità, di calore e di scambi, che colorano questi suoni (e queste parole, brevi e gracchianti, soprattutto da speakers e news par di capire) rendendoli maggiormente caldi e vividi. Intatti rimangono il lirismo e la capacità del musicista di ampliare l’angolo di sguardo sul singolo evento, aprendo la visuale a scorci sonori completi ed intatti nel loro virginale biancore. Talvolta questi zoom aprono scenari addirittura drammatici, come nella programmatica Deeper Inside We Found The Mess We Made, carica di tensione e con un climax intenso e cupo. Questo realismo nella composizione (la forte presenza dei treni, il raccoglimento dei mesi invernali, l’inizio di nuove esperienze in un paese straniero) di Joan stride con l’idea astratta che mi ero fatto di lui, introducendo l’idea di una musica diascalica ed atta al racconto del reale, esattamente come un diario dovrebbe essere. Nel finale, And Started All Over Again sembra quasi giocare con noi, rubandoci l’attenzione con un motivetto di piano che ci fa ondeggiare la testa, pronti a seguirlo, quale che sia la sua prossima tappa (la voce è spagnola, che sia rientrato a casa?).

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