Hue – Un’Estate Senza Pioggia (Trazeroeuno, 2006)

Mentre vi preannuncio che a breve un’intervista ad Hue sarà on-line su questo stesso sito, ecco qui un suo lavoro solista. Prodotto da Grey Sparkle in collaborazione con la stessa etichetta di Passo Uno (a cui Uggeri aveva preso parte), si trata comunque disco diverso e per quanto melodico, senza dubbio più difficile. Sotto questo splendido titolo Hue raccoglie una serie di “field-recordings” effettuate su e giù per lo stivale ed impreziosite anche grazie alla collaborazione di Giuseppe Verdicchio (Nimh), Aal, Andrea Marutti, Paolo Ippoliti (Logoplasm) e Nefelheim, per quanto vi dicano poco, sono alcuni nomi celebri della musica ambientale e delle “field-recordings” del “Bel Paese”. Le registrazioni ambientali la fanno da padrone partendo dai dialoghi fino a culminare nel “vociare del traffico”, però a differenza di molte uscite del genere Hue ha deciso di rilegare il tutto con una serie di arrangiamenti in grado di reggere il “viaggio”. Rispetto a Passo Uno dove la musica la fa da padrona la posizione è decisamente ribaltata, eppure il paradosso di questo disco è che riporta alla mente il primo Godspeed You Black Emperor! epurato delle impennate e di molto strumentismo (e quindi di quelli che già dal disco dopo sarebbero diventati l’ossatura ed il marchio dei canadesi). Il disco finisce per essere un continuum ininterrotto in cui senza prestare attenzione al numero delle tracce si affonda sul sedile aspettando di arrivare alla fine. La stranezza del disco sta proprio nel fatto che la musica, sempre scarna ma molto melodica, sfreccia sul campo sonoro dei dialoghi o dei rumori in punta e svanisce tanto velocemente come arriva. Gran registrazione e ottima resa sonora, ma inizio a sospettare sempre di più che Uggeri ormai sappia perfettamente dove posizionare i cursori di un mixer prediligendo un taglio da elettronica “post” crucca che potremmo considerare la sua peculiarità a questo punto. Né puramente musicale (in contrasto anche con il suo lavoro in Sparkle In Grey) né dogmaticamente “field-recordings”, un disco “via di mezzo” che sembra congelare i ricordi di una vacanza, anzi forse è questo quello che è realmente interessante. Se effettivamente la fruizione ma anche la registrazione di una “field-recordings” sono l’istantanea di un momento (irripetibile in quanto tale), questo disco resta comunque legato all’idea base di uno “Small part isolated and destroyed” (…certo, ma “recollected”) tanto come a dire che la memoria “è un casino” e come tale sembra un flusso anche quando non la è “ricordi ancora?”.

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