Gianluca Becuzzi plays Limbo – Unholy Rituals Vol I/II/III (Silentes, 2015)

Avevamo già parlato di Unholy Rituals dei Limbo nel 2010, in occasione della pubblicazione dei due volumi in vinile su Radical Matters, ma questa riedizione in doppio CD da parte della Silentes, con l’aggiunta di un nuovo volume contenete un lungo demix, ci dà l’occasione di tornare sull’argomento e di approfondirlo. Non siamo, è bene ribadirlo, davanti a un nuovo lavoro del gruppo né a una di quelle raccolte che fanno da apripista a qualche superflua reunion: con Unholy Rituals Gianluca Becuzzi, che dei Limbo è stato anima e corpo, continua a farne vivere lo spirito senza replicarne pateticamente la forma.
Personalmente ho molto amato dischi come Vox Insana ed Evirazione Totemica Seriale: oltre alla potenza dei brani, che rivaleggiavano in violenza con certo metal che al tempo era parte preponderante dei miei ascolti, ricordo una virulenta vena anti-cristiana che aveva su di me facile presa. Direi che, da quest’ultimo punto di vista, nella filosofia di Gianluca Becuzzi, nulla è cambiato: lo testimonia il titolo, la copertina in odore di blasfemia e soprattutto l’idea alla base del concetto di demix, che mi ha ricordato l’Alain De Benoist di Come Si Può Essere Pagani?; lì, al tempo lineare proprio del cristianesimo, veniva contrapposto quello ciclico pagano, dove il passato è una prospettiva data in piena attualità e ciò che è stato rifluisce continuamente nel presente, trasformandolo e venendone trasformato. In Unholy Rituals troviamo proprio questo, l’inserire ciò che è stato fatto nel flusso di quello che si sta facendo, senza gerarchie o sudditanze, ottenendo qualcosa di nuovo e fecondo.Già al tempo i Limbo praticavano con profitto la rielaborazione e ricontestualizzazione di brani propri e altrui (ricordo il coinvolgimento, a vario titolo, di T.A.C., Death In June, Psychic TV), ma qui la cosa si fa sistematica e ancor più radicale, estrapolando i samples delle canzoni originali e ricollocandoli in un contesto totalmente altro, quattro brani di 11’ 31” e uno di quasi 50’ – il volume III, appunto – che oscillano fra la dark ambient e l’industrial. L’opera di revisione raggiunge una tale profondità che quasi nulla degli originali è riconoscibile (qualche voce, qualche figura ritmica), così come poco identificabili sono gli inserti dei gruppi che Becuzzi, considerandoli per varie ragioni affini, ha deciso di inserire in questo lavoro (fra gli altri Illusion Of Safety, Sunn o)), Daniel Menche e Nurse With Wound). Stilisticamente questo nuovo capitolo non si discosta troppo dai precedenti, ma la maggior lunghezza permette di enfatizzare i toni drammatici e definire maggiormente le atmosfere, dove droni profondi sono punteggiati da voci femminili sospese fra piacere e sofferenza, altre filtrate e bestiali e battiti della più varia natura. Fra i momenti più riusciti sono da segnalare la sinfonia industriale caratterizzata da sovrapposizioni vocali fra i minuti 9 e 13 e le atmosfere tese e marziali che sfociano in distese di synth e cori dai 29’ fin quasi alla fine. Al di là di questo Unholy Rituals è comunque un lavoro che va fruito nell’insieme, per apprezzare tanto la radicalità del concept quanto la qualità estetica, due elementi non sempre facili da combinare e che qui trovano un perfetto equilibrio.

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