Francesco Serra – S/T (Fratto9 Under The Sky, 2017)

Suono, spazio e visione sembrano essere i tre vertici entro cui si muove il lavoro di Francesco Serra – cagliaritano trapiantato a Bologna ma sempre legato alla terra d’origine – e proprio i tre citati elementi hanno contribuito a dare forma a questo nastro che viene licenziato dalla Fratto 9. Il suono è quello della chitarra elettrica, trasfigurato e affiancato in un brano dalle vibrazioni di un rullante, lo spazio è quello della costa occidentale della Sardegna, ma anche quello di un paesaggio interiore che, nel mettere in comunicazione dentro e fuori, è strettamente legato alla visione. La cassetta è bifronte come il dio Giano, figura quanto mai adatta a questo periodo dell’anno: a un primo lato dove i droni si stendono in morbide coltri dai toni meditativi e talvolta curiosamente gregoriani, corrisponde una seconda facciata agitata da un suono temporalesco, a tratti addirittura sferzante, che non permette trasporto ma comunica piuttosto tensione, se non timore, per la continuamente minacciata escalation rumorista. Sarebbe facile, vista l’informalità della musica, delegare il giudizio al semplice gusto personale, se non addirittura all’emotività del momento, optando ora per il primo, ora per il secondo lato, ma la realtà è che l’opera non è scomponibile e travalica anche la semplice idea di complementarietà; in fin dei conti le violente dinamiche del secondo lato non sono meno emotivi dei vibranti saliscendi del primo, così come non è meno purificante la meditazione di questo rispetto alla catarsi di quello opposto (e chissà, forse anche le due conchiglie in copertina solo due facce di un unico esemplare). Prendere o lasciare dunque, consapevoli che non è musica che cerca di portare più in là i confini della ricerca ma che, se approcciata con la giusta attenzione, può regalare un’esperienza d’ascolto intesa e tutt’altro che banale., guardandosi dentro e fuori contemporaneamente.

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