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Chrome Division – Doomsday Rock ‘n Roll (Nuclear Blast, 2006)

Ho deciso di dare una svolta alle recensioni di brutti dischi per non prendermi una patente pirandelliana.Con orgoglio posso dire che questo è il disco dell'estate. Sì lo so, la copertina è frusta come il pannolino di un neonato, ma non importa: se ancora credete che The Ace of Spades sia il disco più grande di tutti i tempi, se criticate agli Entombed di non essersi mai coordinati completamente nella successiva svolta stilistica, se siete brutti, unti, grassi e scoreggioni: ebbene, questo album è per voi. Ma può esserlo anche se siete belli e stilosi come il sottoscritto.
Chitarre crushing, suono gonfio come la pancia der Bisteccone, tiro turbo e voce da uomo delle nevi. I Chrome Division potrebbero  durare anche solo lo spazio di un disco soprattutto per la genesi da quasi side project, ma a me basterebbe per farmi passare un' estate pari a quella di Vamos a la Playa

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Beasts of Bourbon – the low road (Red Eye/Polydor, 1991)

Le Bestie del Bourbon erano abituate a vedere canguri e koala che gli attraversavano la strada mentre vagavano in mezzo a mezzi deserti e piane brulle. Ci siamo capiti: Australia, baby. Le Bestie del Bourbon, nel 1991, firmavano il capitolo finale della loro discografia non postuma.Quattro album, quattro.
The low road è l'ultimo lavoro della band prima di esplodere. E, a onor del vero, nemmeno il più devastante. Per l'impatto ruvido e la forza abrasiva ci si deve rivolgere a cosette come Sour mash, tanto per dirne una. O a The axeman's jazz.
Quello che abbiamo qui è, invece, un ritratto di quelli che vanno annusati, sentiti e vissuti, per essere compresi al 100%. Uno di quei capolavori-non capolavori. Manifesti di vita, istantanee apparentemente sceme che riviste ad anni di distanza fanno più effetto di un quadro di Magritte.

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Pain Of Salvation – BE (Inside Out/Audioglobe, 2004)

E' risaputo che se i musicisti hanno quasi sempre un ego grosso e turgido, i musicisti metal ce l’ hanno addirittura abnorme e sproporzionato. Ma il top, il top assoluto in egomania fallocratica spetta comunque ai cultori del prog-metal, lì sì che tocchiamo vette davvero siderali, rarefatte, un’aura da autentico Olimpo. I Pain Of Salvation, acclamato combo svedese dedito a suddetto genere (sicuramente e giustamente etichetta a loro stretta), con questo concept, monumentale a socratica memoria, hanno battuto e ammazzato qualsiasi divinità pagana. E, trattandosi della storia dell’uomo, del suo rapporto con Dio e col mondo, lo definirei addirittura il concept dei concept. Questo disco è il Concepimento perbacco! Acromegalia in quindici suites condita con di tutto e di più: uccelli, neonati, grandinate di tastieramenti, moto degli universi, effetti notte…Mi pare di aver udito per un istante anche la voce di Dio.

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Three In One Gentleman Suit – Some New Strategies (Black Candy, 2005)

Dopo il superbo Ep Battlefields In An Autumn Scenario le attese per questo nuovo album del trio modenese erano spasmodiche. Tanto che forse un pò troppo in fretta alcuni hanno accolto Some New Strategies (uscito stavolta per la fiorentina Black Candy) non proprio nel migliore dei modi, in sintesi: troppo astruso, freddino e difficile rispetto al suo predecessore. Anch'io inizialmente (nei primi due ascolti diciamo) ho avuto la stessa impressione: forse perchè tutti ci aspettavamo quel post rock dalle linee malinconiche di facile presa perfettamente amalgamato al suono dei Karate.

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