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Il Cielo Di Bagdad – Manca Solo La Neve (Autoprodotto, 2005)

Mi sa che c’ho una buona stella lassù che fa sì mi arrivino per posta dei demo che non mi spaccano la minchia e le orecchie e che demo non dovrebbero restare perchè meriterebbero di entrare nelle classifiche. Se ci fosse giustizia in questo mondo. Il Cielo Di Bagdad è il nome di questo gruppo che suona una musica strumentale tra i Sigur Ròs e i Mogwai, tranquillamente. Certo con un nome così la giustizia non paiono tirarsela addosso, se dovesse spettare a loro lo stesso destino che spetta alla capitale irachena. Ma nel loro nome v’è insita una sfida. Chissà, almeno loro ce la fanno… Manca Solo La Neve è il titolo dell’album. Eh, già, dagli pure la neve a Bagdad e c’avranno tutto, magari poi gli si toglie un po’ di bombe, però.

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Mark Putterford – Phil Lynott: The Rocker (Omnibus Press, 2002)

La fascinazione per i Thin Lizzy mi ha preso così per caso, un mattino di settembre. E' una di quelle cose che ti trovi addosso, aggrappata come una scimmietta e non ti spieghi bene il motivo. Soprattutto se per almeno i 20 anni precedenti non ti era mai venuto in mente di promuovere i Thin Lizzy a una categoria mentale più elevata rispetto a quella delle "band-che-non-mi-interessano".
Ma spesso le categorie sono cazzate definite a priori. E infatti… eccomi qua, come un deficiente, a decantarne le lodi e a tentare di convincere qualcuno a starmi a sentire, mentre parlo di una band a cui non ho mai dato un centesimo. E a cui ora di centesimi ne sto dando non pochi, comprandomi tutto ciò che riesco a reperire.
In un recente blitz nella capitale del Regno Unito mi sono trovato di fronte a questo libro usato (per la modica cifra di 2 sole sterline: in pratica un piccolo miracolo londinese, visti i prezzi correnti); l'ho preso e ne sono rimasto fulminato.

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Dilatazione – Too Emotional For Maths (Slowmotionpinguino, 2006)

Proprio come una strana coincidenza dentro ad un film di Eric Rohmer, la musica dei Dilatazione va e viene nella mia vita e devo dire che come colonna sonora è perfetta: spero solo di essere all'altezza nel recitare la mia parte… Questo loro primo disco vero e proprio riconferma il loro postrock melodico, perfetto per una sonorizzazione di una pellicola della Nouvelle Vague (di cui sono grandi fan), ma nel frattempo le capacità musicali sono cresciute e di parecchio: questi quattro ragazzi della provincia di Prato adesso suonano come se fossero nati a Chicago.

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Crisis – Holocaust Hymns (Apop, 2006)

Finalmente dopo quasi trent’anni qualcuno si è deciso di a farlo. Stiamo parlando di una raccolta riassuntiva della miglior produzione di Douglas P. e Tony Wakeford del periodo 1977-1980, a nome Crisis. Inutile sottolineare che i semi del decadentismo marziale dei Death in June sono pressoché invisibili, almeno nel suono. Nei testi invece scorgiamo già la mortifera fascinazione per la vecchia Europa, quella sinistra (anzi destra) estetica che tanto farà discutere nei due decenni successivi. Il risultato è un algido post punk inglese, decisamente virato verso le ossessioni e le ripetività di Ian Curtis e della Nuova Onda albionica.

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