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Suzanne’s Silver – The Crying Mary (Radio Is Down, 2007)

Sicilia, Uzeda, noise rock, post-rock… fin troppo facile dirlo visto che sono compari di etichetta dei Bellini e che il disco è registrato da Sacha Tilotta (che di due Uzeda è figlio in senso biblico) e quindi?… e allora diciamolo che l'ombra dei catanesi c'è. Per sgomberare il campo da ogni eventuale equivoco diciamo subito che il disco è ruvido, rozzo come produzione, ma suona come dovrebbe con buona pace di chi potrebbe pensare che si tratti di una mossa calcolata per ingraziarsi papà e mamma Tilotta.
Certo se mai servisse qualcosa dovesse dimostrare che la Sicilia sia ancora un feudo di Uzeda (il nome se non sbaglio era quello di un re) e del loro sdoganamento (non solo in trinacria) di quel suono Touch and Go, questo disco lascia ben pochi dubbi: il genoma dei "cattivi maestri" nei siracusani c'è anche se non troppo marcato, infatti non sminuisce un buon gruppo. In merito a qualità verrebbe da dire che troppo spesso parlando della Sicialia si sono ricordati solo gli Uzeda/Bellini scordandosi che Totò Schillaci come conterranei poteva vantare White Tornado (e Nini Mogia ora è in azione in Usa), Tellaro, Twing Infection (il cui secondo disco non è mai stato apprezzato quanto avrebbe meritato) e Flor Du Mal (poi Flor) giusto per non dimenticarli. I Suzanne's Silver pur essendo grezzi quel tanto che basta per garbare ad uno che vive ad Olympia, sono molto stilosi tanto che mentre molti altri isolani loro cumpà si rivolgono ad Albini, Weston, Meadows e Mueller (per questi ultimi un po' pure loro), direi che questi potrebbero riportare alla mente i Fugazi più cerebrali e notturni (qualcuno quindi ha sugerito i Traluma o i Gauge?), gli Enablers e mettiamoci dentro anche i Regulators Watt o gli Abilene visto che comunque stanno bene su tutto. Ironia a parte, il fatto è che le ultime due formazioni oltre a vantare un organico comprendete gente di Hoover, June of 44 e Crownhate Ruin ne hanno portato le fusioni jazz-noise-blues-rock quasi alle estreme conseguenze (per gli Abilene è difficile non parlare di jazz/fusion). I Suzanne's Silver oltre che masticare bene il boccone e parlare con l’accento così mascherato da sembrare original-yenkee hanno anche un bel gusto nella scrittura e soprattutto un'idea tutta americana sul come arrangiare le voci su di un pezzo (quello che probabilmente li differenzia da molti gruppi post rock che vengono penalizzati proprio dal cantato). Bel dischetto anche se forse un po' datato, nonostante ciò, per quanto io non sia certo un nazionalista e tanto meno un passatista (almeno credo) mi domando che senso abbia dare spazio a gruppi simili provenienti da Francia ed Usa quando il caffè di cicoria fatto in Sicilia o quello dei Rosolina Mar è così buono (se non migliore)… autarchia quindi? No, vecchio sciovinista, no… ma guardare nel giardino sotto casa prima di spulciare l'erba di Grace…beh, questo sì… proprio perché Bananas sta andando a rotoli ed è facile cercare rifugio altrove.

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