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Balmorhea – Rivers Arms (Western Vinyl, 2008)

Quando la Western Vinyl mi ha contattato per recensire i Balmorhea ero un po' titubante, ho visto che in catalogo avevano dei gruppi interessanti anche se forse non è proprio il pane quotidiano. Devo essere sincero, nonostante il fatto che avessero in catalogo anche Bexar Bexar, che mi era piaciuto parecchio, mi ha fatto temere che si trattasse dell'ennesima mattonata indie di quelle che "faccio pop ma non troppo perché sennò poi nel giro dicono che voglio diventare famoso… e che sì, lo voglio diventare ma meglio nasconderlo bene". Invece alzo le mani: "touchè", ho sbagliato tutto: non che il disco non sia indie melodico (e per altro così melodico che i Califone sembrino gli Slayer di Hunting The Chapel), il fatto è che è davvero bello e da come suona mi verrebbe da azzardare che sia anche musica parecchio genuina.

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Metafora 28 – Riflessioni Di Una Mente Distorta (Autoprodotto, 2007)

Ancora robusta musica contemporanea e grazie a Dio suonata come una volta. Connubio abbastanza felice tra NO-FX e chitarroni stoppatissimi e abbronzanti. Tecnicamente preparati, cambi di tempo continui, fingerpointing e tanta, tanta voglia di sudare sette camicie senza andare in palestra. Il cantato in italiano è buono e gradevole: certo i tempi di The Longest Line sono ben lontani, ma evidentemente erano e sono angolari come ispirazione, visto che siamo sempre qui a parlarne. Sorprendentemente verso metà disco i Metafora 28 inseriscono arrangiamenti chitarristici più vicini a Wino che non a Gurewitz e altalenando proprio tra gli uni e gli altri creano un disequilibrio che non riesce a compattare la canzone quanto le precedenti.

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R.U.N.I. – Fula Fula Fular (Wallace/Megaplomb/Motograffo Society, 2008)

Una volta c’erano Skiantos e Squallor, poi Elio E Le Storie Tese, oggi anche se su una dimensione molto più piccola direi che ci sono R.U.N.I. ed X-Mary. Non sono un gran fan del genere e nonostante ciò i R.U.N.I. sono uno dei pochi gruppi che oltre ad essermi piaciuti su disco mi ha fatto spaccare dal ridere anche dal vivo. I R.U.N.I. quest’anno hanno compiuto dieci anni e per chi non li conoscesse sono gli eredi naturali di Devo, Nomeansno, disco-trash pop ’80, post-punk e chissà quant’altro.

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Radar Bros – Auditorium (Merge, 2008)

Dopo la mezza delusione di The Fallen Leaf Pages (che era tutt'altro che un disco brutto) torna un invecchiato Jim Putnam e tornano i Radar Bros, tra i gruppi migliori della scena slo core dal '93 ad oggi (in compagnia di Idaho, Red House Painters e Low), senza però che siano mai riusciti a raccogliere in pieno i frutti di ciò che hanno seminato (ad esempio il fatto di saper guardare ai Pink Floyd  rimaneggiando placide strutture folk legate alla tradizione americana). Il mondo cambia, e loro si ostinano in un immobilismo che anche il fan più incallito (come il sottoscritto) arriva a non reggere più.

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