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Artifact Shore/Linedotstar – Landscape Removal (Interferenceshift, 2006)

Split abbastanza interessante e che da una parte presenta Artifact Shore di cui abbiamo recensito altro materiale da pochissimo e Linedotstar del quale non avevo mai sentito nulla prima di questo "monolocale in comproprietà". Come credo di aver già detto, il primo dei due gruppi ha delle belle carte nel suo mazzo, persino per me che non sono certo un appassionato del rock indipendente e che mediamente mi stufo dopo la terza o la quarta traccia.

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L’Enfance Rouge – Trapani, Halq Al Waady (Wallace, 2008)

Ritorno di Cambuzat, Locardi e Andreini (ormai sempre più inserito fra le maglie del loro suono): L’Enfance Rouge è un caposaldo dell’art-avant-rock italo-francese, nonostante io creda che non si debbano fare particolari introduzioni per presentare un gruppo che ha già un suo suono/discografia/seguito consolidati. L’Enfance Rouge ritorna e ripercorre la strada battuta nel penultimo viaggio, solo lo fa andando sempre più a fondo per quel che concerne l’esplorazione di un percorso immagazzinato dentro al cuore, allo stomaco e fra le tempie.

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Vonneumann – Switch Parmenide (Homemade Avantgarde, 2006)

Ci avviciniamo con colpevole ritardo a questo disco dei Vonneumann uscito ormai due anni fa, tanto che, da quanto apprendo visitando il sito della band, un nuovo album è ormai pronto, ma, come dicono qui in campagna, non è mai troppo tardi. Tralasciando tutta una serie di considerazioni filosofiche in qualche modo legate al disco ma che trovo abbastanza gratuite e slegate dalla musica, o perlomeno, che a me interessano molto meno rispetto alla musica, Switch Parmenide si rivela essere un disco con più di una personalità, forse testimonianza dell'evoluzione del gruppo nel tempo.

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Meshuggah – ObZen (Nuclear Blast, 2008)

Attesissimo ritorno per la band scandinava che, contrariamente al loro stile, si ripropone in un lavoro lineare e, apparentemente, più digeribile rispetto ai vari Chaosphere e Nothing. Questo non vuol dire carenza d'idee, ma piuttosto un tentativo di sviluppo che predilige l'ossessione all'isterica torsione. Dimenticate quindi le impossibili scale di Escher che li portavano a difficili esecuzioni dal vivo: i nuovi Meshuggah preferiscono l'elettroshock agli psicofarmaci.

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