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Bilayer – Bilayer (Va Fongool, 2019)

Dopo  prove soliste molto interessanti, tra cui l’incisivo Lazuli, Hilde Marie Holsen torna assieme a Magnus Bugge a nome Bilayer. Un progetto nato in modo casuale con la volontà di sperimentare mescolando l’approccio della trombettista norvegese, che si muove sinuosamente tra jazz, ambient e manipolazione elettronica, e i sintetizzatori analogici del giovane compositore, per lo più dedito a colonne sonore e installazioni.
Ragione sociale che richiama evidentemente il dualismo, cosa che si può ritrovare anche nell’architettura complessiva di questa primo prova, costruita a partire da lunghe sessioni di improvvisazione poi messe a punto nelle cinque tracce edite dalla Va Fongool.
Se la cifra stilistica del suono si basa su una cosmicità ben ancorata al materismo per distendersi in diverse direzioni, la tensione di fondo resta ugualmente doppia. Da un lato cinque tracce brevi più composte e rifinite: elettroacustiche sommesse che gradatamente diventano droni discorrendo con il tempo attraverso una tenebrosa glacialità (Inertia) o che acquistano una ritmicità dal sapore costantemente siderale (Nystagmus) facendo il verso ad alcuni esperimenti delle Ectoplasm Girls, fino a  tingersi di umori noir nelle profondità cupe dei synth su cui la tromba tratteggia lente flessioni malinconiche (Dura Mater). Dopo una lieve calo di breve estaticità, si arriva alla seconda parte ideale del disco con la lunga traccia omonima. Bilayer in effetti racchiude in se il nocciolo duro di quella che potrebbe essere la vera ragion d’essere del progetto, un modo di intendere l’improvvisazione elettronica che si esprime in tutta la sua distensione. Una lunga suite dove le varie concatenazioni tendono verso la scoperta di risvolti inediti attraverso l’interazione; un’organicità cangiante maggiormente viscerale fatta di obliqua ritmicità musicata dai fiati, passaggi ambientali lungimiranti, psichedelia e fredde ritorsioni di trambusti meccanici. Tutto scorre con estrema naturalezza e una capacità di sintesi che fanno ben sperare.
Un gran bel biglietto da visita.

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