Adriano Orrù/Paulo Chagas/Silvia Corda/Mauro Sambo – Palimpsest (Pan Y Rosas, 2014)

Un significato poco conosciuto della parola “palinsesto” (il Palimpsest del titolo) è quello di pagina manoscritta dalla quale  il testo originario è stato cancellato e sostituito con un altro. All’idea di scrittura sovrapposta si rifà Adriano Orrù, proponendo alcune sue linee di basso elettrico a tre colleghi, chiedendo di arricchirle o, viceversa, di spedirgli brani su cui sovrincidere il proprio strumento.
Ne esce un lavoro composto unicamente da duetti, col basso che si accompagna di volta in volta alle percussioni e all’elettronica di Mauro Sambo, al piano di Silvia Corda e agli strumenti a fiato di Paulo Chagas, conferendo al lavoro una certa varietà stilistica, unificata però da un mood sempre piuttosto pacato. Il disco funziona bene sia che si segua la scaletta, che alterna le tracce delle varie coppie, sia che si scelga di ascoltare di fila tutti i contributi di un determinato duo, visto che la varietà di cui si parlava è riscontrabile anche all’interno dei singoli duetti e raramente un ospite usa due volte lo stesso strumento. Nei tre pezzi in compagnia di Sambo, ad esempio, troviamo campane tibetane, gong, marimba e percussioni orientali, che caratterizzano ogni traccia e portano il basso a suonare in modo sempre diverso: Palimpsest è un blues ambientale intessuto di suoni spettrali, Life Of A Duet un brano più classicamente impro, fra brevi fughe e momenti d’intesa, mentre in Scrape Off Orrù duetta con il suo doppio campionato in un brano teso, impreziosito sul finale dalla marimba. Tre anche i pezzi con Silvia Corda che, portando in dote un piano preparato e uno giocattolo, per qualche strana alchimia fa ritrovare al basso una corposità quasi rock, evidente nella pulsante The Rain Tree Under The Rain, uno dei brani più riusciti dell’intero CD. Infine i quattro duetti coi fiati di Chagas – clarinetto basso, sax soprano e flauto – che ci portano in territori prossimi al jazz, dove il basso gioca con la melodia portante stiracchiandosi e contraendosi (Bortadie) o trova l’intesa su coordinate free, dopo aver seguito il flauto in atmosfere orientaleggianti (On Different Shores). Un album decisamente riuscito, che parte da un’idea originale e ben congegnata e la sviluppa in piena libertà, senza risentire dell’eterogeneità della formula con cui è assemblato, ma facendone anzi un punto di forza.
Il disco, oltre che acquistabile in formato fisico, è scaricabile gratuitamente dal sito dell’etichetta.

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