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Wound/Keziah Mason – Split Tape (Teen Action, 2016)

La perseveranza, quella di stampo prettamente diabolico, è certamente l’elemento che più caratterizza il progetto Wound di Massimo Onza (anche Compoundead): sul suo lato di questa cassetta continua l’esplorazione delle frequenze analogiche più sommesse attraverso la manipolazione di nastri e l’uso di sintetizzatori e microfoni a contatto. È il suo un suono materico e avvolgente – talvolta quasi autistico nelle ossessive ripetizioni dei suoni/gesti –  che rifugge gli effettacci gratuiti e addirittura lascia trasparire di tanto in tanto fugaci melodie che emergono dal gorgogliante rumore di fondo. Echi e riverberi da dub ammalorato completano il quadro di una musica di ricerca sinceramente curiosa e priva di intellettualismi: materia non per tutti ma nemmeno inutilmente ostica, anche dotata di una certa forza evocativa. Sull’altra facciata troviamo Keziah Mason: il nome mutuato dalla strega di un racconto di Lovecraft e il provenire da Providence rassicurano quasi meno della musica che riempie il lato e vi garantisco che non è solo suggestione. Voci captate chissà dove – forse in qualche sinistro conclave – e bordoni di rumore che sembrano il respiro di un’oscura creatura danno vita a un’atmosfera densa e malata alla quale non è facile sfuggire. La formula, dilatata per mezz’ora, è onestamente estenuante ma non è improbabile che scatti un masochistico meccanismo che vi farà apprezzare l’essere circondati da questi suoni e presenze spettrali. Nastri come questo conferma per contrasto la validità dell’adagio  “meglio soli che male accompagnati”: per noi amanti delle cattive frequentazioni un vero toccasana.

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