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VV.AA. – Trasponsonic Dolmen (Trasponsonic, 2019)

Questa è una recensione impossibile e facilissima al contempo. Impossibile perché rendere conto in un numero umano di battute di ciò che Dolmen contiene, anche solo numericamente, è impensabile: tutti i cinquanta lavori pubblicati dalla Trasponsonic (compreso il film sperimentale La Rivolta Di Iside) riuniti in una chiavetta USB. Facilissima perché nello slogan/sottotitolo che accompagna l’uscita –  20 anni di sovraumana r(e)esistenza cultu(r)ale – c’è tutto quello che l’etichetta è e, ci auguriamo, continuerà ad essere e che ritroviamo nella sua musica: la dimensione temporale, la consapevolezza che il resistere sia qualcosa di propositivo e non semplice azione difensiva, l’idea che la cultura non è mera sovrastruttura ma essenza, che l’aspetto sacrale è inseparabile da essa e, in ultima analisi, da ogni credibile opposizione allo stato delle cose. Tutti questi concetti li trovate,  a volte singolarmente altre nel loro complesso, analizzati, approfonditi e  sviluppati nei progetti a cui, in questi vent’anni, Trasponsonic ha dato voce. Qualcosa forse già conoscete, o potrete conoscere, attraverso recensioni che abbiamo pubblicato nel corso degli anni (Hermetic Brotherhood Of Lux-Or, MSMiroslaw, Etnopsychic Trip Project), per tutto il resto c’è Dolmen. L’insieme è piuttosto eclettico, andando dal punk-noise degli Afrodisiaci Fatti In Casa all’impro radicale  di Ersilio Campotorto e Andrea Porcu, deviando di continuo verso lidi free jazz (Samantha Soames), dance scontrosa (Ravenoushka), wave (1997EV), ma quello che esce alla fine è un quadro piuttosto coerente, sebbene decisamente pollockiano. E poi c’è lo zoccolo duro, chiamiamolo così, dei progetti dove convergono consapevolezza delle radici, visione critica del presente e attenzione per la sacralità dei luoghi: oltre ai già citati Hermetic Brotherhood Of Lux-Or e MSMiroslaw ne fanno parte Maquom, Hamelok e India Von Alikien, col suo misticismo industrial-folk la più bella scoperta dell’intera raccolta. Diceva Gustav Mahler che “la tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”: Trasponsonic questo lo pratica quotidianamente.

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