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Tag Archives: stereolab

Toro Y Moi – Underneath The Pine (Carpark, 2011)

Ieri pomeriggio, approfittando del sole che ha rifatto capolino dopo tre giorni di pioggia più o meno intensa, mi sono fatto un giro a piedi per la città, se questa dove vivo si può chiamare città, e mi sono infilato nel solito negozio di dischi (questo, pubblicità occulta), dal quale dopo un ascolto compulsivo di varie cose, me ne sono uscito con questo Toro Y Moi sotto braccio (nonostante il mio negoziante di fiducia avesse esordito così pochi minuti prima mostrandomi il disco: "dai, ti faccio ascoltare pure questa merda!"). Quindi chi è questo Toro Y Moi e com’è questo Underneath The Pine?

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Drink To Me: ovvero, piccolo manuale della sobrietà

Arrivati da poco al secondo disco, Brazil, recensito qualche tempo fa qui sulle pagine virtuali di Sodapop, i piemontesi Drink To Me provano a ripercorrere le tappe del percorso che li ha portati dallo stamparsi i CDr in casa a fare un disco per Unhip, affermata realtà di quella che una volta veniva chiamata "musica alternativa" e oggi (o era ieri?) indie rock.

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Nedry – Condors (Monotreme, 2010)

Devo ammettere di aver cercato altrove il piacere solipsistico dell'ascolto negli ultimi mesi, lontano dal clamore suscitato dalla scena dubstep e dalle immediate ripercussioni che ha ottenuto in tutti i campi più prossimi di applicazione delle sue ritmiche. Così mi perdo un po' del gusto di sentirne una versione, probabilmente, edulcorata sciogliersi al servizio di un cantato femminile più che interessante. I Nedry sintetizzano, è il caso di dirlo, la lezione e offrono dispense ai bisognosi di ripasso.

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The Lodger + Je Suis Animal + Esiotrot + Mexican Kids At Home – 06/02/09 Bardens Boudoir (Londra)

Colgo l'occasione di una recente visita nella capitale dell'impero, quello del bene, e cerco di orientarmi rispetto alle nuove coordinate di una città che "ogni tre anni cambia tutto". Sono circa sei anni dall'ultima volta e, quindi, deduco che due cicli di rinnovamento basteranno ad aver spazzato tutti quei pochi punti di riferimento che ancora avevo. E, infatti, ben poco è rimasto e, ancor meno, è destinato a rimanere. Architettonicamente, a livello di locali, negozi e persone. Ma anche nei gusti di un pubblico eterogeneo al massimo, di provenienze disparate e gusti di ogni sorta. Prendiamo ad esempio il britpop: per come lo intendevamo, si è diviso in due tronconi ben definiti: il mainstream riconosciuto in quanto tale, più rock e vendibile, e l'indiepop legittimamente figlio della defunta Sarah e della mai del tutto sopita e ventennale Slumberland.

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