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Irata – S/T (Silber, 2010)

I comunicati stampa talvolta sono davvero fuorvianti; questo, che parlava di una commistione di drone, postrock e metal, mi aveva fatto pensare a un disco adatto al fiero alleato Radu, ma dopo averlo ascoltato ho capito che se ne sarebbe servito al massimo come sottobicchiere, nell'attesa di passare per le armi i tre incolpevoli musicisti. Altro che "gigantesco mostro che vi prende a calci nel culo" (cito sempre dalla press release), qui siamo davanti ad oltre 50 minuti di pura freakitudine strumentale!
Percorrendo, pur con meno classe, le strade acide dei Master Musicians Of Bukkake, gli Irata assumono bulimicamente dosi di hard chitarristico anni '70, percussività tribali postcore, psichedelica etno-krauta e chissà cos'altro, restituendole in forma un po' confusa, incapaci di mettere insieme pezzi davvero memorabili. Fanno parziale eccezione Pilgrim e il singolo Eye Of Ra, col sassofono che drona su secchi giri di batteria hardcore finchè la sua voce non si fa melodica e sparisce in un deserto di percussioni e suoni orientaleggianti che richiamano i Popol Vuh degli esordi. Per il resto l'album vive di buone intuizioni, quasi sempre contrassegnate dalla presenza del sax e momenti decisamente più noiosi, da ascrivere in massima parte alle lunghe schitarrate, probabilmente efficaci dal vivo ma decisamente noiose su disco. Ma attenzione, pur bisognoso di qualche taglio e di una scrittura più asciutta, questo è un album che cresce con gli ascolti: un gruppo valido come i chicagoani Yakuza non sono poi così lontani.

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