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gRAEFENBERg – Plug (Fratto9 Under The Sky, 2018)

Il rumore è musica? Il suono è musica? Sì, basta che dia delle emozioni, che trascini l’animo e che porti a reiterare l’ascolto, ad approfondire i dettagli e assaporare le sfumature: questa personalissima non-definizione la porto con me da molto tempo e si adatta alla perfezione a quello che penso di Plug, il terzo disco (se non erro) dei gRAEFENBERg. Potrei elencarvi i molti chitarristi del giro indie italico i cui suoni sono stati utilizzati come elemento base: voglio invece solo dirvi che uno dei gruppi che a mio parere si approccia al noise nel modo più evocativo ed interessante ha pubblicato ancora una volta qualcosa che vale davvero la pena di soffermarsi ad ascoltare. Il suono dei jack, i feedback, il click dei selettori delle chitarre sono accompagnati dai bassi e dai laptop dei tre gRAEFENBERg e formano una vera e propria sinfonia per le vostre orecchie, un viaggio scuro, duro e pesante ma non privo di quella dose di lirismo e narrazione che ho sempre trovato essere l’elemento geniale nella loro composizione. Nel vortice di rumori e stridii non c’è la voluta piattezza di un certo noise (anche senza spingersi verso l’Harsh Noise Wall) e questo si nota anche in alcuni frangenti dove si accennano alcuni stilemi del dub in senso lato come ulteriore elemento per donare spessore alla musica; nel complesso Plug ci narra del lato scuro della nostra anima, attraverso un gran lavoro di tessitura del suono, sempre alla ricerca di un punto G incastrato da qualche parte nelle pieghe/piaghe del nostro cervello: il percorso affascinante continua.

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