Appleyard College – Look at Me (Cold Current, 2007)

Tanto per cominciare, parlando di nuove "indie che crescono" direi che la Cold Current per gusto, eterogenia e fegato si meriti un posto al sole, un po' perché sta mantenendo un profilo decisamente alto e poi anche per la politica editoriale che in una palude di staticità e di nicchie chiuse come "casa (cosa?) nostra" ha del commovente. Pensate a Macelleria Mobile Di Mezzanotte, Vanessa Van Basten, Maurizio Bianchi + Telepherique e questo Appleyard College, se non si può parlare di 360° poco ci manca. Dopo aver dato alle stampe rock industriale, ambient e lounge da campo minato è la volta di un cantautore la cui unica linea di continuità con il resto del catalogo Cold Current forse si trova in alcune tracce anomale e nelle melodie depresse e narcotiche di alcune canzoni. I riferimenti parlano di Current 93, Neil Young, Nick Drake e ci stanno anche, ma forse sono i Silver Mt. Zion ibridati con Sparklehorse dei pezzi "no future" le linee guida principali. Il disco è lavorato e registrato in modo ineccepibile e le canzoni sono arrangiate con una qualità che è rara da queste parti (diciamo subito che siamo in serie A e non in categoria dilettanti) e sono sicuro che potrebbe tranquillamente passare per uno straniero senza troppi problemi. Voce sottile (forse questo mi ricorda maggiormente Mark Linkous) chitarra acustica, piano e overdubs "strani" (qui direi che si sente l'influenza di David Tibet citata nel profilo) che forse decretano la particolarità del disco. Luigi Porto avrebbe potuto far un ottimo disco cantautorale senza troppi grilli per la testa rimanendo sopra la media ma comunque "anonimo" ed invece a forza di piccole storture e con qualche traccia che sembra quasi dark ambient tenue (per non dire melodie post-industrali "soft") fa quel tanto che basta per farlo uscire dal mucchio. Folk rilassato tanto da rischiare il prolasso, in questo forse Neil Young nel modo più estremo, come prima di lui giustamente Linkous e Codeine, altrove invece soft e melanconico ma con quel vago acidume psichedelico che aveva baciato i Beatles negli anni d'oro del "famose 'n viaggio". Sarò pessimista e dubito che capiti, però credo che se il pubblico Homesleep entrasse in contatto con Appleyard College oltre a trovarsi nel "suo", anche se in modo "inedito", avrebbero la possibilità di aggiungere un nome alla propria agendina. L'appellativo di "cantautorato" indie sta parecchio stretto a questo disco dato che forse è tale solo per un sessanta per cento; per fortuna Appleyard College e Bexar Bexar sono casi isolati, altrimenti mi toccherebbe pure ricredermi sul fatto che molto cantautorato indipendente sia debole, pretenzioso e più conservatore del jazz italiano che fa di Cafiso un fenomeno stile "Rigoletto" (…bella Albertone! …Se lo semo visto!).

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