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Adam’s Castle – Vices (Tripel Down, 2012)

C’è di buono che la mia curiosità spesso mi porta a conoscere cose un pò strane, difficilmente mi serviranno nella vita, ma non si sa mai. Ho appena scoperto, per esempio, che la band in oggetto, residente a New York, ma originaria del Michigan, molto probabilmente deve il suo nome ad una stupenda villa degli anni 20, molto conosciuta negli States, non lontano da Detroit. Dopo aver visto on line foto e racconti sulla suddetta abitazione da favola ho anche scoperto che, un paio d’anni fa, gli Adam’s Castle lamentavano difficoltà a trovare un’etichetta, forse perchè, a detta loro, suscitano pareri netti tra gli ascoltatori: o li si ama o li si odia. Ora, io non riesco a pensare a nessuno che possa permettersi di non amarli. A testa bassa nella strumentalità del loro lavoro, questi tre detroitiani (gente che condivide i natali con Motown Records e Touch and Go, mica niente) danno vita ad un flusso musicale che si costruisce pezzo per pezzo nel dipanarsi delle tracce – Babaisz -, senza nessuna voce ad interpuntare, senza scoppi eccessivi o nette divisioni tra strofa e ritornello – TKO -, più che di canzoni, io parlerei di suggestioni.
Ogni pezzo richiama facilmente immagini e storie – Angel Dust -, un pò di tempo fa si sarebbe parlato forse di postrock virato verso le sponde del math – You’re Fucking The Best, VLM -, ma, alla fine, chissenefrega di incastonare la gente in contenitori. ok, è per far capire chi legge che cosa aspettarsi, però, diamine (che bella parola retrò…), ora avete i links ad aiutare per cui… Comunque se vogliamo far due nomi di riferimento, diciamoli: The Sea And The Cake e qualcosa di Isotope 217, meno jazz, ma lo stessa vivacità. Bell’album questo Vices.

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