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Tag Archives: radiohead

You Are Here – As When The Fall Leaves Trees (51Beats, 2011)

Ispirato dai suoni di band a mente unica quali M83 e Apparat, il trio romano You Are Here cerca con l’album dal titolo emblematico ed enigmatico As When the Fall Leaves Trees di portare un certo tocco elettronico IDM dal respiro nordico. Un sorta di concept in cui convivono melodie sognanti, glitch e vocalizzi riverberati. In questo mood leggero l’equilibrio tra gli elementi è fondamentale ma in alcuni punti non tutte le parti sono tra loro così fluide e omogenee come ci si aspetterebbe. …

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Kruk – End It (Autoprodotto, 2011)

Comincia a far freddo. Sul serio. E mi sembra di aver trovato la colonna sonora perfetta per le mattine ghiacciate, le ultime foglie cadute per terra croccanti sotto i piedi, l’atmosfera ovattata e rallentata. I pezzi di questi ragazzi di Roma, al banco di prova a due anni dalla fondazione del gruppo e dopo due ep, sono caratterizzati da un senso di “tranquilla disperazione” (Thoreau gente… dai che ci sono i saldi! Fatevi sotto che ste citazioni filmico-poetiche vengon via a poco!) di cui ogni parte è un piccolo pezzo di puzzle che, prima di unirsi agli altri, ha senso autonomamente – Serenade e Aside -.

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Smallgang – Trespasses (Damnably, 2011)

“Una delle band live più interessanti del panorama londinese!”…Non male direi come presentazione. Ma si sa che i comunicati stampa spesso tendono a puntare alto. Troppo? Punti di vista. Certo, l’album di debutto di questi quattro londoneers che vantano i complimenti di VIPs come Geoff Farina dei Karate e Dick Dale (sì. Lui. Mr. Misirlou) è decisamente suonato bene, voce profonda e slacker – basta sentire la title track -, pezzi che ricordano (neanche tanto vagamente) i Radiohead prima che diventassero un’entità indefinibile (leggisi ‘fino a OK Computer‘) – Cockpit, Arrows – e i Pavement Leaves – a dimostrazione, tutto sommato, della sicura eterogeneità dei riferimenti musicali dei fratelli Kobayashi, combo anglo-giapponese fondatore degli Smallgang e, nonostante ci siano tracce per me davvero degne di nota – Made In China, Like A Velvet Glove Cast In Iron -, chissà perchè il loro lavoro non riesce a trasmettermi più di tanto.

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Nedry – Condors (Monotreme, 2010)

Devo ammettere di aver cercato altrove il piacere solipsistico dell'ascolto negli ultimi mesi, lontano dal clamore suscitato dalla scena dubstep e dalle immediate ripercussioni che ha ottenuto in tutti i campi più prossimi di applicazione delle sue ritmiche. Così mi perdo un po' del gusto di sentirne una versione, probabilmente, edulcorata sciogliersi al servizio di un cantato femminile più che interessante. I Nedry sintetizzano, è il caso di dirlo, la lezione e offrono dispense ai bisognosi di ripasso.

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