Simon Grab & Francesco Giudici – [No] Surrender (LP OUS, 2022)

[No] Surrender è uno scontro. Uno scontro presuppone sempre una resistenza. Uno scontro presuppone due forze almeno che cozzino, combattano e resistano l’un l’altro.
[No] Surrender è la storia di una donna. La storia di una dignità, la storia di un’immagine.
Madame Rochat, la signora rappresentata in copertina da Aline d’Auria, era la concierge di una palazzina di Losanna, nella Svizzera Francese. Al momento del suo pensionamento i padroni di casa le hanno tolto la casa dopo mezzo secolo. Da persona normale si è ritrovata a diventare forza ed immagine della lotta sociale. L’apparire sulla copertina di questo disco è simbolo di caparbietà e di forza, che l’arrendersi non è qui materia di scelta.
Lo scontro fra Simon (marchingegni) e Francesco (chitarra) è brutale. Vive di frequenze medio basse ma sa anche urlare e squittire, creando con l’energia del proprio scontro un vero e proprio corpo sonoro. Macilento, caparbio, enorme. Il disco vive di molte declinazioni dello scontro, di molte immagini rilasciate su più piani. Cova tensioni, racconta agguati, svela combattimenti.
Costruisce un percorso che mi riporta ad esperienze ubriacanti, come Annientamento di Vandermeer e poi di Garland, oppure ad alcuni giochi in POV. Ci si sente soli, in prima persona, in balia di elementi distanti, strazianti e straziati.
Le atmosfere sono ben calibrate, umide e tortuose il giusto, mai respingenti. Il guardarsi dietro le spalle in continuazione, in una situazione di decadimento e di catarsi che può solo fortificare ciò che non verrà devastato. Gli strumenti suonano come sirene, come elefanti, come vere e proprie armi di guerra costruite in casa, come armarsi di frese e trapani per difendere il proprio avamposto.
[No] Surrender è, soprattutto, un disco che richiede molta energia nell’ascolto. Un disco che, una volta per tutte (e ce ne vogliono, eccome se ce ne vogliono), richiede una soglia d’attenzione, come un libro, come un dibattito, come un’opera d’arte. Non ho paura a raccomandarlo a chi voglia provare un’esperienza impegnativa ma nutriente e pervasiva.
I leave, Forest Spirit, Sirens, Wolves, Aftermath, sono gli scenari di un vero e proprio combattimento. A tratti la linea sembra essere disturbata, quasi come se nei momenti di minore intensità ci venisse comunque sottratta la luce o la serenità d’animo. Ma è un attimo, che si ritorna al fronte, Simon e Francesco non ci permettono nessun tipo di calo di concentrazione.
Che dire di questo viaggio? Possiamo chiamarlo disco? Possiamo chiamarla musica? Di certo è suono rappresentativo del tormento interiore e della battaglia che ognuno di noi porta avanti, celata e nascosta, per non perdere i propri valori e le proprie ragioni un giorno dopo l’altro.
Non avremo nient’altro. Non ci servirà nient’altro.

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