Scum From The Sun – S/T (Afe, 2009)

Mettete insieme uno street rocker, Black Mickey dei Long Dong Silver e un musicista industrial/EBM, Cash dei Filthy Generation, aggiungete qualche collaboratore, fate masterizzare il tutto da Giuseppe Ielasi e il risultato non sarà assolutamente prevedibile. Scum From The Sun veleggia lontano dalle rotte seguite dai gruppi d’origine, proponendoci una musica volutamente fredda e meditativa, fra il dub e l’ambient più scuro, ma con una forte componente elettrica che impedisce un eccessivo sbilanciamento verso suoni troppo astratti e bidimensionali. L’incedere drammatico dell’iniziale La Caduta Prima Del Distacco, battiti monotoni e lenti ad accompagnare un basso austero su una base sporca di synth, che con lento crescendo si arricchisce di suoni sintetici, traccia le linee di un doom futuristico, come se i Pink Floyd pompeiani fossero trasportati al centro di una moderna metropoli in rovina. È questo, fin da subito, il pezzo migliore della raccolta e sfuma, senza soluzione di continuità, in Caput Corvi, paesaggi desolati e reminescenze dei Winsdor For The Derby più minimalisti, con delicati giri di chitarra destinati a estinguersi, nella successiva Eris, in favore di un’ambient attraversato da suoni spaziali, che a sua volta degenera in un post-industrial prossimo all’MB meno ostico. In chiusura il basso torna a intrecciarsi coi sintetizzatori, in un’atmosfera ancora non pacificata e che solo negli ultimi minuti suggerisce un’ipotesi di serenità.
Disco che necessita di alcuni ascolti per essere apprezzato appieno e che avrebbe forse guadagnato da una scaletta invertita, col pathos che sale fino al climax di quello che qui è il primo pezzo, è comunque l’ennesima conferma dell’ottimo lavoro svolto dall’Afe nel campo della ricerca e valorizzazione dei talenti. Nota di merito per l’originale confezione in metallo e plastica trasparente.

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