Renata Zeiguer – Old Ghost (Northern Spy, 2018)

L’attenta Northern Spy ci fa conoscere la nuova e interessante voce di Renata Zeiguer. Studi musicali classici, “imbucata” con autorevolezza nel contesto indie attraverso numerose esperienze con un gran numero di band (Landlady, Cassandra Jenkins, Mr. Twin Sister, Relatives, Ava Luna, Widowspeak, Mutual Benefit, Christopher Burke, Quilt) e parole che raccontano di interiorità problematica con una vitalità del tutto personale. Prerogative che a quanto pare riescono a rendere un genere più che codificato qualcosa di ancora attuale e seducente. Infatti la Ziguer col suo mettersi a nudo sa scrivere canzoni toccanti per profondità ed estrema dolcezza, dove convivono fascinazioni cool jazz, formazione a base di Gerswhin e Debussy, influenze sixty e un sano amore per le canzone rock contemporanea, dai Beatles fino ad arrivare a Pixies e company. Una composizione curata con dettagli intriganti e una vocalità sopra la media rifiniscono una visione di indie rock che se da un lato mantiene freschezza e melodia, dall’altro ha quel tocco autoriale che aggiunge il giusto spessore alle canzoni. Tutti ingredienti adoperati con cura che mostrano come la singolarità della sua autrice sia irriducibile alle sue stesse influenze, vissute con distacco e ammirazione.
L’apertura con il singolo Wayside coinvolge immediatamente con il candore che sa aprirsi con classe, per proseguire con le armonie fuzzate di Bug, dal cantato che da i brividi lungo la schiena nell’inciso e un arrangiamento che sa esaltarne la componente onirica. Spuntano poi intuizioni Pavementiane (Below, Neck Of The Moon), eleganti alternanze di overdrive corposi (After All), pregevoli delicatezze introverse (Follow Me Down), che sanno come raggiungere picchi di irresistibile dolcezza (Dreambone), e sincere accelerazioni dalla vertiginosità conturbante (They Are Growing). Se in trasparenza si captano reminiscenze dei Cardigans, a fare la differenza qui è un’attitudine fieramente indie e un gusto peculiare che da una varietà caratteristica alle soluzioni.
Il livello testuale completa il tutto: Old Ghost parla dell’affrontare se stessi per imparare a convivere con le parti più traumatiche e disarmoniche del proprio io e del proprio passato. L’idea di fondo è che fare un disco significa comprendere quel che resta del proprio vissuto e, nel bene o nel male, imparare a gestirlo per non restarne schiacciati; o come lei stessa dice, “imparare a essere se stessi a dispetto di te stesso”. Meglio ancora sentirlo sussurrare dalla sua splendida voce, “And i have this feeling that I’m never gonna lose. Old voice repeating all the things I can’t undo”.

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