Onq – Canzoni Tutte Uguali (Autistico, 2004)

Non so se Onq arriverà fin qui a leggere queste righe. Ha smesso di suonare. Persegue i suoi obiettivi, piace pensare li raggiunga e ne insegua altri. Nelle rare volte che ho il piacere di essere in sua presenza, con la sua aggressività verbale e la capacità di sottolineare gli imbarazzi del suo interlocutore e rivoltarlo come un calzino, riesce sempre a farmi sentire a metà tra un cretino e uno che pensa che avrebbe fatto meglio a far finta di non conoscerlo. E' spezzino. Indipendentista. Indipendente.
Non so se Onq arriverà fin qui a leggere queste righe. Ha smesso di suonare. Forse non si mangia la gente, non credo sia comunista. Sicuramente non usa armi da fuoco, predilige la più tradizionale roncola. Ha deciso di fare un disco in italiano. E tutti non gli hanno detto in faccia che era una cosa strana. Poi il disco è uscito e si può scaricare liberamente da internet. E tutti non gli hanno detto in faccia che intanto era lo stesso perchè ha mixato volontariamente le voci sotto gli altri strumenti, per cui devi fare uno sforzo immane per carpirle. Non so se Onq arriverà fin qui a leggere queste righe. Intanto ha smesso di suonare. Aveva detto che avrebbe usato delle voci femminili, Patrizia dei Pecksniff, Giovanna dei Kech e Agnese degli In My Room. L'ha fatto. Ma intanto sono sotto. Sono come dei tappeti che sostengono il resto, lo uniscono e lo rendono decisamente unico. Ha usato tutti i trucchi consentiti per scrivere delle canzoni, permettetemi la banalità, tutte uguali. Che uguali poi non sono. Le atmosfere pacate e, al tempo stesso, inquiete, che ha costruito lo situano da qualche parte vicino ad un cantautorato psichedelico alla maniera della Kranky, tipo Christina Carter; le voci quasi sempre doppie, con quella femminile ad armonizzare la più monotòna maschile costituiscono il passo più importante di questo disco. Non credo abbia mai cercato di copiare o di essere gli Hood, che rimangono un riferimento possibile. Ad oggi non vi sono testimonianze disponibili di commistioni di postrock e hiphop a suo nome, per quanto alcuni beats presenti possano quasi far presagire qualcosa in tal senso. Questo disco può decisamente ancora essere inserito in una musica contemporanea da cameretta a bassa fedeltà per la sua inquietante bellezza. Ma non so se Onq arriverà fin qui a leggere queste righe. Ha smesso di suonare. Non vedremo forse mai queste canzoni dal vivo, con la sega suonata, qui e là riconoscibile sopra ai tappeti di drones, come nel finale della più sostenuta Lola. Non so se ci sia spazio per una canzone preferita in un disco del genere, ma secondo me Tasca, il quarto brano, spicca nella sua immobilità e nel suo incedere per suoni al contrario. Certe cose mi riportano all'elettroacustica che è recentemente balzata sulle cronache per le filiazioni francesi dei Books. Dischi vicini per sentire a questo possono essere quelli di My Jazzy Child, per l'utilizzo di soffi come voci o voci come soffi. Non so se Onq arriverà fin qui a leggere queste righe. Ha smesso di suonare. La dinamica dell'intero disco è anch'essa molto interessante: si parte piano con La Confessione di Lato, e si sale con Lola, si scende e si sale con le seguenti tre canzoni culminanti con l'apice di Sony Youth. Ci si stabilizza e si scioglie la tensione con il trittico finale e i cinque minuti di Non Sanno Quello Che Fanno. Non sarà dio in terra ma Onq ha registrato un cd che solo la miopia del mercato italiano non ha reso un classico istantaneo. Dovremo probabilmente attendere un decennio prima che qualcuno si accorga della proporzione di queste registrazioni e che si degni di dare un sonoro calcio in culo all'autore e obbligarlo a farne altri?

http://www.undermybed.org/onq

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