Max Brand – IMA Focus (Chmafu/IMA, 2013)

Così a memoria non credo che su queste pagine si sia mai parlato di musica così indietro nel tempo: IMA Focus raccoglie incisioni che vanno dal 1959 al 1973. Indietro nel tempo, ma certamente non datate. Attivo per vocazione nel mondo del teatro ma poi prestato ad altri ambiti dai casi della vita, Max Brand è certamente da considerarsi un pioniere della musica elettro-acustica: quello che emerge da queste registrazioni è proprio lo spirito di ricerca, la dedizione e l’entusiasmo di quei primi esperimenti, un patrimonio che l’IMA (Institut Für Medienarchäologie), il Max Brand Archiv e la Chmafu contribuiscono a conservare e diffondere.
Nato in Ucraina nel 1896 e trasferitosi giovanissimo a  Vienna, emigrò oltreoceano prima dello scoppio della guerra, risiedendo poi per 25 anni a New York, dove costruì un proprio studio di registrazione e partecipò allo sviluppo dei sintetizzatori di Robert Moog; rientrato infine in Austria vi rimase fino alla morte, nel 1980. Lungo tutta la sua carriera Brand associa la figura dello studioso rigoroso a quella dello sperimentatore, senza rinunciare a una visione critica della realtà e delle stesse tecnologie che utilizza. È il caso della suite The Astronaut, che celebra, con registrazioni di dialoghi originali, nastri, cori e campioni di altre musiche, il primo volo nell’orbita terrestre dell’americano John Glenn, ma onora, nel requiem finale, anche le inevitabili vittime della tecnologia. È questo uno dei pochi brani completi (buona parta delle produzione del musicista è perduta o frammentaria), ma anche quelli meno compiuti trasmettono lo spirito creativo del musicista: la brevissima Jungle Drums rende perfettamente l’idea del titolo praticamente senza far uso di percussioni, Nocturno Brasileiro, composto per un balletto, più che alla saudade fa pensare alle fosche visioni di Brazil di Terry Gilliam, Stormy Sea fa vagare in profondità marine che sanno tanto di spazi siderali. Il senso di incompiuto dona ancora più fascino alle registrazioni, lasciando aperte le strade a un possibile completamento e interpretazione: è il caso del brano finale, Ilian, musica per balletto, assemblato da Elisabeth Schimana partendo dai nastri originali e seguendo, per quanto possibile, le dettagliate istruzioni lasciate da Brand stesso. IMA Focus è allo stesso tempo una preziosa testimonianza e un ponte gettato verso il futuro: ogni traccia è la radice di una storia che forse non è ancora stata del tutto scritta.

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