Kenji Araki – Leidenzwang (Affine, 2022)

Capito in maniera completamente casuale su Kenji Araki, musicista austriaco di origini giapponesi al suo esordio dopo un EP e qualche brano sparso, di casa su Affine Records, etichetta viennese. Il suono si muove tra atmosferico con delle sferzate glitch-noise dietro l’angolo, per poi farsi ritmato. I brani sono irrimediabilmente spezzati e multistrato, come se cose molto differenti stiano succedendo in primo ed in secondo piano. Obici, frequenze, frastagliamenti dub, sospensioni ambient e neoclassiche.
Leidenzwang sta a significare qualcosa come la sofferenza compulsiva (ah, l’esattezza del tedesco) e, all’ascolto, si percepisce l’impegno meticoloso e sofferto di Kenji nel settare ogni minimo secondo dell’opera, attraverso la quale percepire altri mondi. Quando le voci intervengono siamo in un etereo mondo pop überizzato e fragile allo stesso tempo, che combatte contro le interferenze che il proprio autore inserisce sui pentagrammi, risultando inquietanti, robotiche e sanguigne come è il caso di Nabelschnurtanz. Gel & Gewalt (Gel e violenza) è probabilmente il titolo più bello dell’anno. Anche se dubitiamo della citazione voluta ai Truceklan, rimane comunque un pezzo sospeso tra un giro di chitarra quasi grunge ed una materia ibrida e dancey molto ben dosata. Avanzando si viaggia tra ronzii, ranze e spade laser, trovando però dei piccoli momenti raccolti quasi occultati. A tratti sembra di trovarsi in un videogioco in cui il viaggio del nostro eroe monodimensionale è  valutato e premiato per efficacia, eleganza e stile: quando questi tre fattori sono sufficienti si disvela un momento di apertura e di ricarica, ondate di energia. Questa commistione risulta essere molto ben dosata ed i suoni trascinano l’ascoltatore in questa condizione di ricerca della perfezione, perfezione che però rimane vana poiché aumenta di magnetismo e di valor ad ogni stridore, scontro, frizione.
Digitale, acustico, sinfonico, ritmato, mondi che collidono. In Deathless Mess però si intravede una realtà: delle campane, un cane che abbaia in lontananza. Poi degli archi, dei paesaggi in Isan 世襲, quasi che Kenji fosse intento alla ricerca di trasformarsi in corpo fisico da spirito impalpabile che era. Rimanendo con i piedi fra i due mondi Kenji riesce farci passare indenni attraverso più mondi e sensazioni, percependo l’afflato e l’architettura di costruzioni che lui solo può vedere ma che noi sentiamo, rimanendone affascinati. Si chiude Au-Delà, senza più sapere in quale mondo siamo passati, ma ormai convinti nel seguire la nostra guida.
Unweigerlich von fluoreszierender Melancholie gefärbt.
Seguito ineluttabile colorato di fluorescente malinconia.

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