Jesu – Christmas (Avalanche, 2010)

Non credo che su queste pagine si sia mai trattato del nome dietro cui, da oltre un lustro, si nasconde Justin Broadrick dei (rinati) Godflesh. Sarà dipeso dal fatto che, dopo una partenza promettente, il gruppo (in realtà il solo chitarrista, a volte accompagnato da altri musicisti) non abbia mai dato l’idea di meritare particolare attenzione, arenandosi nei bassi fondali di un noise/shoegaze che accostava post rock e My Bloody Valentine senza dare l’idea di grandi possibilità di sviluppo.
Nella sua forma di EP digitale (con possibilità di una futura edizione vinilica) costituito da una canzone e da due remix ad opera di altrettanti alter ego dello stesso Broadrick, Christmas potrebbe essere annoverato a pieno titolo fra i dischi utili, come dice qualcuno, a pagare le bollette. Eppure l’obiettivo dichiarato di musicare la nostalgia, la gioia e la tristezza evocate dal periodo natalizio viene centrato, mettendo in mostra un’ispirazione che latitava da parecchio tempo. Certo, non c’è nulla di nuovo sotto il freddo sole del solstizio d’inverno, ma dopo i passaggi a vuoto dell’album Infinity e dello split coi Battle Of Mice, Jesu torna a fare quello che gli riesce meglio: stratificazioni chitarristiche che sovrappongono la melodia al rumore, volumi che si innalzano improvvisi, voce melodica e quasi sussurrata, il tutto su tempi lenti e dilatatissimi. È una strada che il nostro aveva già intrapreso subito dopo l’esordio coi dischi Silver e Conqueror, per poi abbandonarla in favore di altre meno felici; per essere brutali, non si va da nessuna parte, ma si resta comunque in un luogo gradevole. Dei due remix, in questi casi solitamente puri riempitivi, quello di Pale Sketcher è un trascurabile ambient/dub che ha l’unico merito di durare meno della canzone originale, mentre quello di Final sorprende, cogliendo pienamente, anche meglio del pezzo di partenza, lo spirito del concept. Com’è consuetudine del più longevo monicker di Broadrick si calca la mano sulla dilatazione e rarefazione del suono, disegnando paesaggi ambient freddi ma al contempo invitanti, come la mattina di sole dopo una notte di neve rappresentata in copertina.

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