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IQ+1 ‎– Conversaphone Plus (Mappa Editions, 2019)

Un ensemble piuttosto interessante quello degli IQ+1 che con il nuovo album costruisce un linguaggio che si fa ben apprezzare, rendendo visibile una personalità d’insieme che rende l’ascolto appagante: George Bagdasarov (vintage turntable, effetti e sax baritono), Veronika Hladká (violino), Jana Kneschke (violino), Jaroslav Tarnovski (synths, electronica, percussioni, field recordings), Petr Vrba (clarinetto, tromba, electronica) Michal Zbořil (synths analogici, electronica, harmonium indiano) e Kateřina Bilejová (body weather).
Il concetto di fondo del disco è quello di riempire la spettralità spaziale facendola risaltare con la rotondità degli incastri; direttive che partono da punti di fuga semplici, ma che grazie a una visione lungimirante e a un’evidente sapienza espressiva sviluppano percorsi piuttosto coinvolgenti; il tutto grazie anche ad un puntuale senso dell’interplay perfettamente equilibrato. Provate a immaginare di fare a pezzi le suite dei Penguin Cafè Orchestra per poi far rimettere assieme i cocci da Falter Bramnk ottenendo delle tracce di compiuta organicità, ecco, più o meno vi avvicinerete al suono di Conversaphone Plus.
Quello degli IQ+1 è un approccio colto che flirta con tematiche quasi sci-fi con naturalezza sorprendente, creando una musica aliena eppure concreta, dissonante ma armonizzata, in finale, avvolgente. Libera improvvisazione che si stende su tele statiche accuratamente dettagliante con gusto e senso della misura, un percorso elettroacustico gorgogliante costantemente ricostruito in cui si incastrano frammenti di synth, tappeti drone, ondulazioni elettroniche, lapilli ambientali, stridori sintetici, distensioni di fiati, violini obliqui e registrazioni di campo. Sei immersioni profonde e cangianti, che trasmutano da rarefazioni spettrali a compresenze di sostanza, da soffuse elettroniche altre a stratificazioni trasversali. Una pratica che appare più che rodata in questo terzo disco, risultando fruttuosa e personale nella capacità di sfruttare idee e gestire gli ingredienti per far fluire assieme variazioni tematiche come tasselli di colori diversi di uno stesso mosaico. Un disco che mette bene in mostra una grande capacità di poter andare avanti all’infinito, ma in modo ancora più evidente l’eleganza del sapersi fermare al momento giusto.

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