Ilia Belorukov – A Fluteophone In The Forest (Raw Tonk 2022)

Ilia Belorukov è un fiatista. Sax, flautofono, suoni processati. Si esprime si in solo che in diverse situazioni di duetti od organici più ampi (ha lavorato spesso con Jason Kahn ma anche con diversi personaggi della scena impro spagnola e portoghese come Ernesto Rodrigues, Gabriel Ferrandini e Miguel A. Garcia).
Questo nastro, edito dalla londinese Raw Tonk (gestita dal sassofonista impro Colin Webster), porta Ilia nella foresta di Vologodskaya Oblast, presso Tarasovskaia, a nord del Mar Nero. Ilia Belokurov è originario di San Pietroburgo ma la famiglia della nonna possiede una casa in questa foresta e così, in cinque giorni, durante l’agosto del 2019, hanno avuto luogo queste sessioni, armato soloun flautofono alto.
Giacca pesante militare, cuffia in tinta, oppure una tuta da metalmeccanica rossa con cappellino abbinato. La foresta intorno, animali e piante. La meteo e la temperatura è andata via via migliorando attraverso i giorni, marcando anche la musica espressa.
Ilia cerca di stabilire un legame fra la sua performance ed il contesto, declinando il suo operato in vari momenti delle giornate ed approcciando la foresta in maniera differente. Il suono del flautofono è definitivamente free, nervoso, agile e scattante. Par di ascoltare un uccellino impazzito, Woody Woodpecker strafatto di mosto fermentato. Il suono si libra leggero, curioso più che nervoso, osservando da vicino come The Forest Looks So Different In The Sunlight. L’atmosfera si fa più ariosa e rilassata ma vige una specia di immobilismo lirico, quasi che Ilia ed il flautofono stiano planando dolcemente piuttosto che scorazzare per le fronde nel secondo brano (The Forest Echoes With The Sound Of Woodwind). Di seguito Ilia sembra rattrappirsi sighiozzando mentre The Forest Keeps Its Sound Strong, forse il brano più classicamente connesso all’idea del solo free jazz, ma anche quello dove meno traspare l’aria di immersione naturale. Di seguito l’aria si fa dolente e non è difficile ipotizzare una sorta di richiamo all’attenzione, con volatili sparsi ad avvicinarsi a distanza di sicurezza da Ilia, osservando empaticamente un mood differente da quest’uomo rosso o verde militare. È un brano, The Forest Darkens In The Broad Shade, di un lirismo potente, che ben ci introduce alla parte finale dell’opera. Arriva l’imbrunire e la presenza del flautofono si percepisce unicamente come stridulo sibilo che sembra andare a spengersi, raccogliendosi quasi per il rientro. Con il mormorio del vento il tono si abbassa e la potenza  rimane quasi sospesa…in sottofondo quel che sembra un corso d’acqua, un elemento ambientale che rientra in primo piano e che lascia al flautofono il compito di accompagnare la notte.
È mattino, la foresta serba tutti i suoni, Ilia saluta e smuove l’ambiente con fare elegante e deciso. I cinque giorni sono passati, gli uccelli hanno dato l’assenso e forse, chissà, la prossima collaborazione del musicista di San Pietroburgo potrebbe essere proprio con loro.

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