The Gitarren Der Liebe – Nietzsche In Love (Pumpkin, 2015)

A scanso di equivoci maliziosi non credo il nome dalla band  si riferisca all’organo sessuale femminile quanto piuttosto ad un vecchio film musicale tedesco di Werner Jacobs degli anni 50. Il gruppo austriaco (di Graz) è dotato di una certa precisione senza però la voglia di prendersi troppo sul serio. Mi ha fatto sorridere infatti il loro invito a non portare i bambini ai loro concerti per evitare possibili e traumatiche perforazioni del timpano. Sono terribilmente efficienti gli austriaci (e generalizzo banalmente): pensano persino che se ti fermi in un autogrill con un neonato (come mi è successo) avresti bisogno di una culla termica  per scaldarlo mentre cambi il pannolino. Le note negative (e lo dico davvero con dispiacere ) purtroppo arrivano all’ascolto, se riff  e riffoni elementari ripetuti quasi alla stanchezza – a fare da  contraltare all’eclettica (quasi teatrale) voce di Irina Karamarkovic – possono stupire ad un primo ascolto, poi tutto diventa  un minestrone senza picchi, un art rock in salsa free che, se funziona nei live (come pare di capire dagli entusiastici articoli di giornale), su disco mostra la corda. Un’operazione che comunque  guarda al pop e al rock con una certa fantasia, senza però soluzioni ritmiche adeguate e davvero ispirate. E non c’entra il fatto che mentre girava il disco fossi in in coda sotto la pioggia battente e in tangenziale. Insomma abbiamo già  avuto la nostra Kate Bush con Babooshka.

 

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