Almamegretta – Senghe ( Saifam Group, 2022)

Voce impastate, groove assassino, scratch chirurgici e bassi plastici. Raiz svolazza calibrando il volo della propria voce in Figlio. Gli Almamegretta sono tornati e sono parecchio in forma, spostandosi insieme alla loro Napoli sulle coste africane, nei sound-system maghrebini, forgiando dubplates a Ketama tra fumi che tutto inglobano ed ingentiliscono. Sono passati quasi 30 anni da Animamigrante, i capelli sono ingrigiti e gente è entrata ed uscita. A questo giro troviamo Paolo Baldini nella cricca, che da una precisa impronta al disco, da lui prodotto. Senghe, crepe, fessure che in qualche modo possono essere forzate per spezzare od abbattere una divisione. La scelta di calcare la mano sul basso mi sembra assolutamente centrata, il suono è gonfio, metropolitano e caratteristico, senza sfociare in un digitale stantio o in una macchietta pop, anzi, il tutto è coeso e lucido. Ci sono dei pezzi maggiormente da ballo, brani più intimi e brani che, semplicemente, lasciano a bocca aperta. È sicuramente il caso della reprise di ‘Na Stella di Fausto Mesolella che, partendo dallo stomaco si apre in una festosa umidità colorata, con Raiz che riesce a giocare con un’interpretazione intensa ed accorta. In Ben Adam si riparte dalle radici, la traduzione dall’ebraico sta infatti a significare “solo un’essere umano”, anzi, letteralmente “solo un figlio di Adam”. La forza di questo essere primigenio è plastica e pronta a muoversi, saltare ed a seguire il groove di una macchina oliata a dovere che può scegliere di sbraitare, lanciare meccanici anthem o calarsi semplicemente in un paesaggio mediterraneo dal quale nutrirsi facendo suppurare brani compiuti. In Miracolo Raiz sembra ricollegarsi al melodramma napoletano con successo, importando roche tonalità africane alla ballotta. Più in generale appare chiara la scelta di affrontare un disco più arioso, coinvolgente ed in qualche modo universale, mischiando Jamaica, Campania e Nord-Africa in dosi leggermente differenti. C’è mestiere, c’è buon gusto, c’ê ancora chi, da 30 anni ormai, porta avanti la propria storia musicale con cognizione e curiosità.

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